Green pass, Landini (Cgil): "Non si può pagare per lavorare. Obbligo vaccino via migliore"

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La soluzione proposta dai sindacati è l’obbligo vaccinale per tutti oltre che per i lavoratori. “Ma il governo non è riuscito a introdurlo perché non ha saputo fare sintesi all'interno della maggioranza e scarica la responsabilità su lavoratori, imprese e sindacati”, afferma il segretario. Nei confronti dell’esecutivo auspica un cambio di metodo: “Il confronto con le parti sociali deve avvenire prima di prendere le decisioni, non dopo”

I sindacati restano critici sul Green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro: “Non si può pagare per lavorare”, dice Maurizio Landini, segretario nazionale Cgil, in un’intervista a Repubblica. Il riferimento è al costo dei tamponi: dato che resta la libertà di non vaccinarsi, “si dovrebbe continuare a garantire la gratuità dei tamponi per i lavoratori”. La soluzione proposta da Landini e dai sindacati è la strada dell’obbligo vaccinale, per tutti oltre che per i lavoratori. "Noi pensiamo che una legge, come dice la nostra Costituzione, sull'obbligo vaccinale per tutti i cittadini sia la strada migliore per combattere il virus", spiega. E sull'obbligo del vaccino aggiunge: "Il governo non è riuscito a introdurlo perché non ha saputo fare sintesi all'interno della maggioranza". Landini, nei confronti dell’esecutivo, continua: “Il governo Draghi deve cambiare metodo: il confronto con le parti sociali deve avvenire prima di prendere le decisioni, non a cosa fatte”.

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"Siamo convinti che il diritto alla salute della collettività venga prima di qualunque altra cosa", dice il segretario generale della Cgil. "Ci auguriamo che la scelta del governo sul Green pass spinga le persone a vaccinarsi, resta tuttavia una contraddizione: l’obbligatorietà del certificato verde non vuol dire che sia obbligatorio vaccinarsi, basta presentare il tampone. Dunque resta la libertà anche di non vaccinarsi, ma allora imporre un costo per esercitare il diritto al lavoro in un Paese con bassi salari è sbagliato e rischia di essere controproducente". Il sindacato ha ottenuto che non ci fossero licenziamenti o demansionamenti per i lavoratori senza certificato ed è stato deciso anche il ripristino del trattamento economico per malattia nel caso di quarantena. “Non è ancora chiaro cosa accadrà nelle aziende con meno di 15 dipendenti. Ma non sappiamo nemmeno cosa succederà per gli imprenditori e chi li controllerà”, dice il segretario.

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Per Landini, comunque, la partita non è ancora chiusa. "Noi pensiamo che da qui al 15 ottobre, quando il decreto entrerà in vigore, si possa cambiare e tornare alle condizioni valide fino ad agosto: credito d'imposta per le spese sostenute dalle imprese per i tamponi, gratuiti per i lavoratori e sanificazione degli ambienti di lavoro". Secondo il governo, però, lo stimolo alla vaccinazione dovrebbe arrivare proprio dal costo dei tamponi. “Non ci sono solo i 4 milioni di lavoratori a non essere immunizzati: ci sono persone disoccupate, anziane, inattive a cui nessuno chiede il Green Pass”, preme Landini, che poi ricorda: "La decisione del governo rischia di produrre divisioni nei luoghi di lavoro e di creare conflitti di cui non abbiamo affatto bisogno". Infine, Landini critica il metodo dell'esecutivo: “Non è riuscito a trovare una sintesi nella maggioranza e scarica le responsabilità su lavoratori, imprese e sindacati”. “Aggiungo che c'è una seria questione di metodo. Il confronto con le parti sociali deve essere realizzato prima di prendere le decisioni con la sua maggioranza. Se vuoi approvare riforme che riguardano milioni di lavoratori non puoi non tener conto dell'opinione di chi quelle persone rappresenta così come delle imprese dove lavorano", conclude.

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