Filmato contro Regeni, Fico: "Fango da parte dell’Egitto"

Cronaca
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Un documentario intitolato "The Story of Regeni" è stato caricato su YouTube alla vigilia della prima udienza contro gli 007 egiziani accusati del rapimento e dell’omicidio. Il video è in lingua araba con sottotitoli in italiano, contiene diversi errori e distorce fatti già noti per stravolgerne il significato. Secondo gli inquirenti potrebbe far parte dell’attività di depistaggio egiziana

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Il presidente della Camera Roberto Fico parla di “sdegno” e lo definisce "fango e un tentativo di depistaggio". Si tratta del video apparso ieri su YouTube che punta a mettere in cattiva luce la figura di Giulio Regeni, poche ore prima della prima udienza preliminare, poi rinviata, del procedimento davanti al gup di Roma che vede imputati quattro appartenenti ai servizi segreti egiziani per il sequestro, le torture e l’omicidio del giovane ricercatore friulano nel 2016. Secondo gli inquirenti il filmato potrebbe far parte dell’attività di depistaggio egiziana sul caso (LA STORIA).

Fico: "Nuovo tentativo di depistaggio, Stato non si farà intimorire"

"Esprimo sdegno per un filmato confezionato ad arte a ridosso dell'udienza, nel quale vengono insinuati dubbi sulla persona e sul lavoro del nostro ricercatore", ha scritto Fico in un post su Facebook. "Dobbiamo subire, ancora una volta, il fango e i tentativi di depistaggio. Sarebbe interessante sapere chi ha costruito e pensato quel filmato anche se non occorre un grande sforzo di intelletto, dato che tra i primi a lanciarlo è stato un dipendente del Ministero dello sviluppo economico egiziano". "Si tratta - osserva Fico - di uno dei diversi strumenti con cui da parte egiziana in queste ore si è tentato ancora di provocarci e di influenzare lo svolgimento del procedimento penale. Per questo bisogna essere uniti, come comunità che da anni è vicina a questa famiglia. Lo Stato italiano non si farà intimorire e andrà avanti", conclude Fico.

Il filmato

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Il filmato è diviso in tre parti, dura 50 minuti, e si presenta come "il primo documentario che ricostruisce i movimenti di Giulio Regeni al Cairo”, ed è stato caricato su un canale che si chiama “The story of Giulio Regeni”, al quale è associata anche una pagina Facebook. Nel documentario, in lingua araba ma con sottotitoli in italiano, sono presenti diversi errori, anche grossolani, come il nome dello stesso Regeni che viene storpiato, e riporta fatti già noti, ma ricostruiti con l'intento di gettare discredito sul ricercatore e di sostenere la tesi egiziana che le autorità del Cairo siano estranee alla tortura a morte del giovane. Regeni viene sostanzialmente raccontato come una persona vicina ai Fratelli Musulmani. Da fonti inquirenti non si esclude che questa operazione egiziana possa rientrare nell'attività di depistaggio messa in atto già in passato per delegittimare l'attività di indagine svolta dalla Procura di Roma. Nel documentario tutti gli elementi di indagine acquisiti vengono, di fatto, stravolti arrivando a cambiarne totalmente il significato.

Anche Gasparri e l’ex ministra Trenta nel filmato

La ricostruzione è intervallata da una serie di interviste - compaiono anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, l'ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta e l'ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare Leonardo Tricarico. In particolare nel documentario un avvocato egiziano parla di una presunta "lettera" che "l'Interpol italiano" inviò a quello egiziano "il primo febbraio 2016", ossia due giorni prima del ritrovamento al Cairo del corpo martoriato del ricercatore friulano, per dire che "Regeni era scomparso nell'ottobre 2015 in Turchia": "Ciò significa che Regeni è entrato in Italia ed è uscito senza che le autorità italiane lo sapessero", sostiene il legale Wesam Ismail parlando di "una realtà molto strana" che la Procura di Roma avrebbe "trascurato".

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In merito alla sua apparizione nel filmato, l’ex ministra Trenta ha scritto di essere “stata contattata dal sig. Mahmoud Abd Hamid che si è presentato come rappresentante dell'emittente araba Al Arabiya in Italia. Ha scritto che la loro troupe era a Roma per svolgere un film documentario sui rapporti diplomatici ed economici fra Italia ed Egitto". Trenta continua: "Se avessi saputo che la mia intervista sarebbe finita in un documentario che considero vergognoso e inaccettabile, naturalmente non avrei mai dato il mio consenso. Sono dunque stata tratta in inganno (peraltro la mia intervista, della durata di circa mezz'ora, è stata ridotta a pochi minuti) e mi auguro si faccia luce il prima possibile su quanto accaduto”.

Gasparri: “Nessuna parola di discredito su Regeni”

Da parte sua Gasparri ha affermato: “Ho rilasciato un’intervista a un giornalista egiziano, di cui ho il filmato, in cui ho detto che bisogna indagare sull’università di Cambridge dove ci sono docenti probabilmente vicini ai Fratelli musulmani. Anche i giudici della Procura di Roma com’è noto si sono recati in Inghilterra senza aver ottenuto alcuna risposta. Ma nessuna parola di discredito su Regeni”.

 

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