Le strade di Roma diventano un monopoli, l'idea di Azzurra e Filippo durante il lockdown

Cronaca

Entrambi architetti, durante i mesi di quarantena hanno pensato e ideato un nuovo gioco di società che parlasse della "città eterna". Una citazione al gioco da tavolo che ha cresciuto moltissime generazioni e che tutti hanno ritirato fuori nei mesi dell'emergenza virus. 

Era Pasquetta, quella che ricorderemo come la Pasqua del lockdown. Tutti in casa in una bella giornata di sole a cercare modi per passare il tempo: impastare, vedere film e giocare ai giochi di società. Azzurra e Filippo, amici dai tempi dell’università, entrambi architetti, stavano passando insieme la quarantena e i mesi di smart working. Quel giorno hanno tirato fuori il Monopoli. “Azzurra perdeva sempre, pur avendo comprato molte proprietà”, racconta Filippo, “e a un certo punto le ho detto vabbè ma te sei comprata San Lorenzo mica via Condotti”. E da lì hanno iniziato a pensare a un Monopoli romano: un gioco da tavola dedicato a quello che “ha cresciuto tutti noi” che parlasse della “Città eterna” in un momento in cui non si poteva viverla. “Prima non avremmo mai avuto tempo di fare lunghe partite a Monopoli”, dice Filippo, “o forse avremmo lasciato cadere l’idea come uno scherzo”.

Il tabellone

Invece si sono messi a progettare, graficare e costruire il loro gioco. “È stato anche un modo per rispondere alla situazione di isolamento in cui vivevamo tutti”, spiega Azzurra, “la voglia di finirlo rappresentava una reazione a quel momento di stallo”. L’essere due creativi anche di professione li ha aiutati non solo nell’utilizzo degli strumenti di lavoro, ma anche con la fantasia.

Poi è arrivata la fase di testing, ovviamente su Zoom. “Abbiamo iniziato a chiamare i nostri amici per lunghe partite di questo monopoli in versione romana”, racconta Filippo, “e anche i toscani si divertivano”. Tra parodia e citazione, la mascotte del gioco è un gabbiano: un simbolo della città, forse impopolare, come dicono Filippo e Azzurra, “ma sempre sulla bocca de tutti”.

Il gabbiano mascotte del gioco

Azzurra e Filippo sono romani di adozione e ormai la cadenza e i proverbi fanno parte di loro, così come i luoghi di questa città dove vivono da quasi vent’anni: “Proprio perché neoromani l’abbiamo sempre girata tanto e volevamo che questo gioco fosse fatto proprio dei nostri posti”, dice Azzurra.

Una delle carte del gioco

Un po’ come una tela di Penelope, il gioco era completo e pronto a ridosso di quei giorni in cui sono finiti i mesi di lockdown. Le persone hanno ricominciato a uscire e Azzurra e Filippo hanno potuto finalmente girare la città per scattare qualche foto delle vie scritte sulle loro carte. Poi, purtroppo, le chiusure sono ricominciate. Ma con loro sono ripresi anche i passatempi e i giochi da tavola. “Prima abbiamo spedito delle copie ad amici e conoscenti e poi le vendite sono partite”, spiega Filippo, “molti hanno iniziato anche a fare un match tra il monopoli che avevano a casa e il nostro”.

Nel tabellone di "Città eterna" la tassa diventa la Tari con l’immondizia accatastata, la sosta è un “parcheggio in doppia fila” e se ti capita una carta delle probabilità “Stacce”. E in tutti i giri che fate, ogni volta che passate dal via del tabellone come fossero le strade della città, c'è un "Daje" che vi aspetta.

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