Bologna, i giudici: “Il 2 agosto 1980 fu una strage di Stato. Cavallini sapeva”

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La Corte d'Assise nelle motivazioni della sentenza che un anno fa ha condannato all'ergastolo il membro dei Nar per l’attentato alla Stazione Centrale: “Era pienamente consapevole dei disegni eversivi che coinvolgevano il terrorismo e le istituzioni deviate”. Inoltre, "una miriade di dichiarazioni depongono per una radicata compromissione fra terrorismo, P2 e servizi segreti"

"Il dilemma" se la strage di Bologna sia una strage 'comune' o 'politica' "non esiste", in radice, "perché si è trattato di una strage politica, o, più esattamente di una strage di Stato". È quanto sostiene la Corte d'Assise di Bologna nelle motivazioni della sentenza che un anno fa ha condannato all'ergastolo il membro dei Nar Gilberto Cavallini per l’attentato alla Stazione Centrale del 2 agosto 1980. "Risulta chiaro che Cavallini, con i suoi 'collegamenti', era pienamente consapevole dei disegni eversivi che coinvolgevano il terrorismo e le istituzioni deviate", sottolinea la Corte.

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Secondo la Corte di assise, che a 37 anni di distanza l'imputazione (nel 2017 Cavallini fu rinviato a giudizio, ndr) "sia di nuovo 'implosa' in un'ottica minimalista e 'spontaneista' che riconduce tutto alla dimensione autarchica di 4 amici al bar che volevano cambiare il mondo (con le bombe, ma anche con il solito corteo di coperture e depistaggi) lascia perplessi, anche perché non si sa attraverso quale percorso istruttorio e/o processuale si sia approdati a ciò". L'inserzione del termine 'spontaneista' nel capo d'imputazione ha "funzionato come clausola di sbarramento per una pronuncia di colpevolezza di Cavallini per strage politica o di Stato", è la dura critica all'impostazione data dalla Procura di Bologna. Con quella parola, "la pubblica accusa - prosegue il giudice Michele Leoni - ha circoscritto lo spazio dell'incriminazione all'operatività di una cellula terroristica autonoma, estranea da concreti programmi di sovversione istituzionale". Dunque una condanna a Cavallini per strage politica "non è possibile in questa sede, perché, inopinatamente e in modo contraddittorio, nello stesso capo di imputazione, nella parte descrittiva del reato, è stata inserita la parola 'spontaneista', che costituisce una negazione della strage politica, alias di Stato".

“Nar erano compromessi con i Servizi e lo Stato”

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"Non si capisce come mai, nel variegato panorama del terrorismo di destra, Tuti, Concutelli, Delle Chiaie, Graziani, Massagrande, i vari capi di Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale, Fachini, nonché Fiore e Adinolfi, fossero tutti compromessi con i Servizi e con altri poteri dello Stato, e solo i Nar (Cavallini compreso) facessero eccezione", sostiene la Corte d'Assise di Bologna. I giudici escludono che i Nar "fossero gli unici portatori di una verginità di intenti", visto che avevano rapporti con ordinovisti (Cavallini era legato a doppio filo con Fachini), esponenti non secondari di Terza Posizione (Giorgio Vale), e lo stesso Roberto Fiore. "Vi sono molti elementi per affermare - spiegano i giudici - che i Nar erano vicendevolmente integrati con personaggi e organizzazioni della stessa estrazione". Inoltre, "una miriade di dichiarazioni depongono per una radicata compromissione fra terrorismo, P2, e Servizi segreti".

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Parlando poi nello specifico di Cavallini, i giudici scrivono che "è colpevole anche nella sola ipotesi 'minimale' del contributo logistico e agevolatore dato dall'ospitalità da lui concessa al duo Mambro-Fioravanti". Chiedendosi come mai si sia arrivati al rinvio a giudizio di Cavallini per strage solo nel 2017, i giudici sottolineano: che "il contributo agevolatore fosse integrato anche dalla semplice ospitalità concessa all'attentatore" era "di immediata percezione anche per il profano. Ben 38 anni fa".Il presidente relatore ed estensore, Michele Leoni, cita sul punto una lettera indirizzata dal carcere all'ex terrorista Mario Tuti, fondatore del Fronte Nazionale Rivoluzionario, da Valerio Fioravanti, il 22 novembre 1982: "Prendi ad esempio la Strage di Bologna - scriveva il Nar - perché io e Francesca (Mambro, ndr) ci siamo dentro e non ci sono i vari Cavallini, che pure vivevano con noi?".

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Secondo la Corte che ora ha condannato Cavallini, "a fronte degli innumerevoli indizi gravi raccolti, che si legano tra loro e si potenziano a vicenda, tutti orientati verso la stessa direzione, tali da integrare un quadro probatorio univoco di notevole spessore, il giudizio di colpevolezza di Cavallini è conclusione immune da ogni ragionevole dubbio", quantomeno per l'ipotesi ex articolo 422 del codice penale, cioè il reato di strage, nell'ipotesi in cui questa venga commessa senza lo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato. Una valutazione “tecnica” sul tipo di reato, che viene spiegata più avanti. La Corte si dice infatti convinta che Cavallini sia responsabile del reato di strage ex 285 codice penale, cioè strage politica, ma sottolinea anche come la Procura abbia ribadito una posizione 'minimalista' nell'impostazione accusatoria, una scelta "sostanziale, a dispetto dell'indicazione dell'articolo 285 nel capo di imputazione. Secondo la Corte, che non condivide questa impostazione, la conseguenza della stessa è in ogni caso l'impossibilità di andare ultra petita, cioè oltre le richieste dell'accusa e la necessità di condannare Cavallini solo per l'ipotesi di strage non politica.

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Cavallini infatti, sostiene la Corte, "era tutt'altro che uno 'spontaneista' confinato in una cellula terroristica autonoma. Nonostante la sua maniacale riservatezza il suo nome è comparso in molti scenari, direttamente e/o incidentalmente". "Risulta chiaro che Cavallini, con i suoi 'collegamenti', era pienamente consapevole dei disegni eversivi che coinvolgevano il terrorismo e le istituzioni deviate", sottolineano i giudici.

“Una strage inquadrata in un progetto destabilizzante"

Gilberto Cavallini "sapeva perfettamente che una strage come quella del 2 agosto si sarebbe comunque inquadrata in un progetto destabilizzante che coinvolgeva alla radice lo Stato democratico, nell'ottica della riaffermazione di uno Stato autoritario che poteva costituire il primo passo verso la restaurazione di una forma di Stato tipo Reich, che egli idolatrava apertamente", evidenzia la Corte. "Tale consapevolezza, sarebbe già sufficiente a fondare la sua responsabilità per strage politica - scrivono ancora i giudici - ai sensi dell'articolo 285 del codice penale". Ripercorrendo la carriera criminale di Cavallini, la Corte sottolinea che "aveva contatti con Fachini, Signorelli, Maggi, Soffiati (tanto per citare i nomi più rilevanti), godeva di coperture in Argentina e in Bolivia, aveva conti protetti in Svizzera, ha ucciso persone come Mario Amato e Francesco Straullu che stavano conducendo indagini a 360 gradi sulle collusioni fra eversione e Servizi, ha partecipato a spedizioni punitive, si è adoperato a difesa di un'omertà che travalicava ampiamente la sua (apparente) posizione, disponeva di numeri di telefono riservatissimi che riconducevano all'intelligence".

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