Ponte Morandi, arrestati ex ad Castellucci e altri manager di Autostrade

Cronaca

L'inchiesta coordinata dalla procura di Genova riguarda i pannelli fonoassorbenti della rete autostradale ed è scattata un anno fa dopo l'analisi da parte dei finanzieri di alcuni dei documenti acquisiti nel corso dell'indagine sulla tragedia del 14 agosto 2018. Aspi: "L'indagine riguarda barriere antirumore, presenti su 60 di 3000 chilometri di rete e già messe in sicurezza a partire dalla fine del 2019". I legali di Castellucci: "Provvedimento che non si giustifica, ma è vicenda distinta dal ponte Morandi"

L'ex ad di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci agli arresti domiciliari, insieme a Michele Donferri Mitelli e Paolo Berti, rispettivamente ex responsabile manutenzioni e direttore centrale operativo dell'azienda. Sono alcune delle sei misure cautelari eseguite dalla Guardia di finanza nei confronti di ex vertici e di alcuni attuali tecnici Aspi, nell'ambito dell'indagine sui pannelli fonoassorbenti. L'inchiesta è coordinata dalla Procura di Genova. L’indagine è stata avviata un anno fa a seguito dell’analisi della documentazione informatica e cartacea acquisita nell’inchiesta principale legata al crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018. I legali di Castellucci esprimono "stupore e preoccupazione per un provvedimento che non si giustifica in sé e che non si vorrebbe veder finire a condizionare una vicenda, quella del crollo del Ponte Morandi, che con quella odierna non ha nulla a che vedere". Aspi, attraverso una nota, precisa che l’indagine “riguarda una specifica tipologia di barriere integrate anti-rumore, denominate 'Integautos', presenti su circa 60 dei 3000 km di rete di Autostrade per l’Italia” e che “la totalità di queste barriere è già stata verificata e messa in sicurezza con opportuni interventi tecnici tra la fine del 2019 e gennaio 2020”. 

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L'ex ad di Autostrade Giovanni Castellucci - ©LaPresse

L’indagine sui pannelli fonoassorbenti

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L'indagine sui pannelli fonoassorbenti è una costola nata dall'inchiesta sul crollo del ponte Morandi. Secondo gli investigatori del primo gruppo delle fiamme gialle, guidati dal colonnello Ivan Bixio, gli ex vertici sarebbero stati consapevoli del fatto che le barriere fossero difettose e del potenziale pericolo per la sicurezza stradale, con rischio cedimento nelle giornate di forte vento (fatti peraltro realmente avvenuti nel corso del 2016 e 2017 sulla rete autostradale genovese). In particolare, sarebbe emersa la consapevolezza di difetti progettuali e di sottostima dell'azione del vento, nonché dell'utilizzo di alcuni materiali per l'ancoraggio a terra non conformi alle certificazioni europee e scarsamente performanti.

Contestata anche una frode nei confronti dello Stato

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Dalle indagini sarebbe anche emerso che gli indagati non hanno proceduto volontariamente ai lavori di sostituzione e messa in sicurezza adeguati, eludendo tale obbligo con alcuni accorgimenti temporanei non idonei e non risolutivi. Gli inquirenti hanno dunque contestato una frode nei confronti dello Stato, per non aver adeguato la rete da un punto di vista acustico e di gestione in sicurezza della stessa, occultando l'inidoneità e pericolosità delle barriere, senza alcuna comunicazione - obbligatoria - all'organo di vigilanza (ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).

Interdizione per un anno per tre manager

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Oltre agli arresti domiciliari per Castellucci, Donferri Mitelli e Berti, è scattata invece l'interdizione per 12 mesi per Stefano Marigliani, già direttore del primo tronco di Autostrade ora trasferito a Milano, Paolo Strazzullo, che era responsabile delle ristrutturazioni pianificate sul ponte Morandi, per l'accusa mai eseguite, distaccato a Roma, e Massimo Meliani di Spea.

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Tra gli indagati, secondo quanto già emerso, figura anche l'attuale ad Roberto Tomasi ma la sua posizione potrebbe essere archiviata a breve.  "La società - si legge in in una nota di Aspi - era venuta a conoscenza delle attività di indagine lo scorso 10 dicembre 2019, a seguito di un provvedimento di sequestro di documentazione notificatole dalla Guardia di Finanza di Genova". Autostrade aggiunge: "Per tali infrastrutture è stato parallelamente definito a inizio 2020 un piano di sostituzione di intesa con il Dicastero concedente, articolato in tre fasi: una prima fase propedeutica agli interventi, attualmente in corso. Una seconda fase, che prevede la sostituzione delle barriere nei punti maggiormente esposti a impatto acustico, pianificata dalla seconda metà del 2021. Una successiva terza fase completerà invece la sostituzione sugli altri punti. La spesa per la totalità degli interventi di sostituzione, pari a circa 170 milioni di euro, è già stata autorizzata dal Cda di Aspi dell’aprile 2020 e sarà a completo carico della società". Per quanto riguarda i due tecnici, attualmente dipendenti di Aspi, coinvolti nell'indagine, " la società - si legge ancora nella nota - ha attivato le procedure previste dal contratto per una immediata sospensione dal servizio. Aspi valuterà inoltre tutti gli ulteriori interventi del caso a propria tutela sulla base delle risultanze degli atti di indagine".

Parenti vittime Ponte Morandi: "Giorno importante"

"Per noi è un giorno importante perché pur non riguardando direttamente la nostra indagine viene alla luce un po' quello che abbiamo sempre pensato: che in questa società non si può avere fiducia", ha detto Egle Possettii, portavoce del comitato vittime del Ponte Morandi, interpellata sulle misure cautelari eseguite oggi.

Le reazioni in Borsa

Intanto, dopo la notizia degli arresti, il titolo di Atlantia, holding di controllo di Autostrade per l'Italia, ha iniziato a scivolare in Borsa,  entrando in asta di volatilità, dove ha perso il 4,22% a 14,86 euro,maglia nera sul listino principale di Piazza Affari.

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