Strangolò la ex Olga Matei, confermati 30 anni di carcere per Michele Castaldo

Cronaca
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La Corte d’assise di appello, nel nuovo processo di secondo grado, ha confermato la pena del primo grado nei confronti del 57enne imputato per aver ucciso, a mani nude, la commessa di origini moldave a Riccione nel 2016. La Cassazione aveva annullato il primo processo di secondo grado, che aveva stabilito 16 anni concedendo le attenuanti generiche tra le quali la supposta “tempesta emotiva” dell'uomo

Confermati 30 anni carcere, già inflitti in primo grado dal gup del tribunale di Rimini, a Michele Castaldo, imputato per aver ucciso, strangolandola, la ex Olga Matei, commessa di origine moldava con cui aveva avuto una relazione. L’omicidio avvenne a Riccione nel 2016. Questa la decisione della Corte di assise di appello di Bologna nel nuovo processo di secondo grado disposto dopo l'annullamento, da parte della Cassazione, della sentenza che citava la "soverchiante tempesta emotiva" per concedere le attenuanti generiche e, di conseguenza, ridurre a 16 anni la pena. Una motivazione che provocò diverse polemiche. L'avvocato: "Finalmente siamo tornati a parlare di giustizia, anche a Bologna". Il legale, dopo la sentenza, ha spiegato di aver parlato con la sorella di Olga, Nina, attualmente in Moldavia: "Ha tirato un sospiro di sollievo, sente che la memoria di sua sorella ora è rispettata, non tradita".

Le polemiche per la "tempesta emotiva"

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La Procura generale di Bologna aveva così chiesto la conferma della sentenza di primo grado, cioè della condanna a 30 anni, per il 57enne. Si è trattato dunque di un appello bis, dopo il rinvio della Cassazione, del caso diventato famoso per la 'tempesta emotiva', l'espressione del perito psichiatrico citata nelle motivazioni della prima sentenza di appello che dimezzò, portandola a 16 anni, la pena di Castaldo, concedendogli le attenuanti generiche. Poi, dopo il ricorso della Procura generale, la Cassazione annullò disponendo un nuovo giudizio.

Il Pg: "Sentimento feroce di una persona capace di intendere e di volere"

"La frase, dal sapore quasi letterario, se estrapolata dal robusto argomentare svolto dal perito, professor Renato Ariatti, non significa assolutamente nulla sul piano della valutazione giuridica. Vuole semplicemente dire che l'imputato ha agito con rabbia". Così il sostituto pg Valter Giovannini nella sua requisitoria si era riferito all'espressione 'soverchiante tempesta emotiva'. Si trattò, per il pg, di un "sentimento feroce, manifestato però da persona ritenuta, con convincenti argomentazioni peritali, assolutamente capace di intendere e di volere". 

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L’omicidio risale al 5 marzo 2016. Castaldo strangolò la donna a mani nude in casa sua, a Riccione, nel corso di un litigio. Poi lui stesso confessò quanto aveva fatto: "Ho perso la testa perché lei non voleva più stare con me. Le ho detto che lei doveva essere mia e di nessun altro. L'ho stretta al collo e l'ho strangolata". Nel marzo del 2019 lo stesso Castaldo tentò il suicidio in carcere e fu trasportato in gravi condizioni nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Ferrara.

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