Coronavirus Italia, Fondazione Gimbe: il contagio non è sotto controllo

Cronaca

Secondo lo studio della Fondazione i risultati della lotta alla pandemia non sono rassicuranti e una programmazione scientifica della fase 2 non può inseguire i numeri del giorno, ma deve osservare almeno le variazioni settimanali

IL LIVEBLOG DEL 18 APRILE

Il contagio da SarsCov2 (LO SPECIALE) "non è sotto controllo" e le misure di distanziamento sociale imposte dai decreti "hanno ridotto il sovraccarico degli ospedali e soprattutto delle terapie intensive, ma sul contenimento del contagio i risultati non sono affatto rassicuranti e invitano alla massima cautela". E' l'analisi della Fondazione Gimbe, che rileva come "il rischio di una nuova impennata dei casi è in agguato". Secondo la roadmap lanciata ieri dalla Commissione Europea per la ripartenza, rileva il presidente Nino Cartabellotta, "è fondamentale ridurre e stabilizzare il numero di ricoveri e dei nuovi casi per un periodo di tempo prolungato. Di conseguenza una programmazione scientifica della fase 2 non può inseguire i numeri del giorno, ma deve osservare almeno le variazioni settimanali". E in tal senso "i dati degli ultimi 7 giorni sui contagi non sono affatto incoraggianti: se, infatti, si è ridotto il numero dei pazienti ricoverati con sintomi (-3,0%) e di quelli in terapia intensiva (-16,6%), si rileva - sottolinea - un aumento dei casi totali del 18,0% (+25.733), di cui 3.976 decessi (+22,5%)".

"Misure inadeguate"

Considerato che la riduzione dei nuovi casi sembra inferiore a quanto atteso la Fondazione Gimbe ha effettuato una revisione di evidenze scientifiche per identificare le possibili motivazioni. Tra queste, "l'identificazione di casi in sottogruppi di popolazione non adeguatamente esplorati; la ridotta efficacia delle misure di distanziamento sociale che consegue a differenti motivazioni in parte non prevenibili (ruolo dei soggetti asintomatici), in parte a carenze sanitarie (insufficiente tracciatura dei contatti, isolamento domiciliare inadeguato), oltre che a misure inadeguate sui luoghi di lavoro e negli spazi chiusi, inclusi mezzi di trasporto, e a comportamenti individuali impropri".

"Partiti in ritardo"

Inoltre, "l'efficacia delle misure di distanziamento sociale sul contenimento dell'epidemia dipende da tre fattori: tempestività, intensità e aderenza della popolazione. Di conseguenza, per valutare gli effetti dei decreti "#IoRestoACasa" e "Chiudi Italia", bisogna anzitutto essere consapevoli che siamo partiti in ritardo, che il lockdown non è stato affatto totale e che l'aderenza della popolazione è stata buona, ma non eccellente, a giudicare dal numero delle sanzioni elevate nel corso dei controlli". Per questi motivi, "nonostante l'entusiasmo per l'avvio della fase 2 - conclude il presidente della Fondazione - serve la massima prudenza: se oggi, infatti, ospedali e terapie intensive iniziano a respirare, i numeri confermano che la curva dei contagi non è affatto sotto controllo ed il rischio di una nuova impennata dei casi è sempre in agguato".

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