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Strage di Bologna, chiuse le indagini: "Bellini esecutore, Licio Gelli mandante"

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4' di lettura

Per la Procura generale ci fu la P2, e in particolare il “Maestro venerabile” insieme a Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, dietro l’attentato che fece 85 morti e 200 feriti. Legale vittime: "Novità assoluta, può cambiare storia"

Paolo Bellini tra gli esecutori della strage di Bologna, Licio Gelli e la P2 tra i mandanti: è questa la conclusione degli inquirenti della Procura generale di Bologna, che ha chiuso, notificando quattro avvisi di fine indagine, la nuova inchiesta sulla strage del 2 agosto 1980, che fece 85 morti e oltre 200 feriti. Tra i destinatari, Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale, ritenuto esecutore che avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi - questi quattro tutti deceduti e ritenuti mandanti, organizzatori o finanziatori - oltre che in concorso con i Nar già condannati. L'avvocato Andrea Speranzoni, per conto dei familiari delle vittime, ha fatto sapere che proprio "l'ipotizzato concorso in strage di Gelli, Ortolani, D'Amato e Tedeschi è una novità assoluta che ci fa ritenere che questo processo possa cambiare la storia di questo Paese".

Flussi milionari da Gelli-Ortolani

Per i pm, inoltre, ci sarebbero stati flussi di denaro per alcuni milioni di dollari movimentati e, attraverso varie e complesse operazioni, partiti sostanzialmente da conti riconducibili a Gelli e Ortolani e alla fine destinati, indirettamente, al gruppo dei Nar e a coloro che sono indicati come organizzatori, vale a dire D'Amato e Tedeschi. Altri tre avvisi riguardano invece ipotesi di depistaggio e falsità ai pubblici ministeri.

Il ruolo dei membri della P2

Piduisti, agenti dell'intelligence e faccendieri, considerati ora dai pm mandanti-finanziatori o organizzatori della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, seppur deceduti da anni, sono indagati in concorso, anche se poi la loro posizione verrà archiviata. Vera “mente” della P2, accanto al "Maestro venerabile" della loggia massonica Licio Gelli (già condannato come depistatore dell'attentato), sarebbe Umberto Ortolani, già accusato ma poi prosciolto, per il coinvolgimento nella strage della stazione. Accusato di essere stato al centro degli intrighi finanziari della loggia, Ortolani si è reso latitante, inseguito da due mandati di cattura internazionali. Rifugiatosi a San Paolo, il Brasile si è sempre rifiutato di arrestarlo perché cittadino brasiliano. Nel 1996, nel processo a carico della loggia P2, è stato assolto dall'accusa di cospirazione politica contro i poteri dello Stato. Nel 1998 la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 12 anni per il crack del Banco Ambrosiano. Se Ortolani e Gelli vengono considerati mandanti-finanziatori della strage, Tedeschi, giornalista iscritto alla P2 ed ex senatore dell'Msi, storico direttore de Il Borghese, risulterebbe come organizzatore per aver aiutato D'Amato nella gestione mediatica dell'evento. Quest'ultimo, tessera P2 1.643, ex prefetto, per oltre un ventennio è stato responsabile dell'ufficio Affari Riservati del Viminale.

Gli altri indagati

Gli altri tre indagati, nell'ambito dell'inchiesta firmata dall'avvocato generale Alberto Candi e dai sostituti pg Umberto Palma e Nicola Proto che hanno coordinato le indagini di Guardia di Finanza, Digos e Ros, sono Quintino Spella e Piergiorgio Segatel, per depistaggio, mentre Domenico Catracchia risponde di false informazioni al pm al fine di sviare le indagini in corso.

Familiari delle vittime: "Si potevano risparmiare 15 anni"

L'indagine è nata dai dossier presentati dall'associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto. Inizialmente archiviata contro ignoti dalla Procura ordinaria, è stata avocata a ottobre 2017 dalla Procura generale che è arrivata a queste contestazioni. L'esito delle indagini "è nella direzione dei documenti che avevamo predisposto noi per la Procura. Il problema è che sono passati 40 anni, forse se ne potevano risparmiare 10-15”, è il commento di Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime. "Ora speriamo che si possa mettere le mani sui mandanti fino in fondo. Bisognerà leggere i documenti, valutare, vedere e questo sarà compito degli avvocati. Mi fa piacere che possa avere efficacia la legge sul depistaggio che ho voluto quando ero in Parlamento", ha aggiunto.

Data ultima modifica 11 febbraio 2020 ore 18:30

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