Chris Ferrie, 10 domande allo scrittore che riesce a trasformare la scienza in una fiaba

Cronaca

Chiara Ribichini

Negli Usa i suoi testi sono diventati un fenomeno editoriale. Tra i suoi fan anche Mark Zuckerberg. 37 anni, 4 figli, una passione per la divulgazione scientifica, ha spiegato a Sky TG24 come si possano raccontare ai più piccoli anche le teorie più complesse di Einstein

Atomi, elettroni, buchi neri, onde gravitazionali, riflessione e rifrazione. Tutto a misura di bambino. Si chiama “Baby scienziati” ed è la serie di libri cartonati rivolta ai piccolissimi che negli Stati Uniti è diventata un fenomeno editoriale, sbarcata anche in Italia edita da Il Castoro.
Tutto nasce dall’idea e dalla passione per la divulgazione scientifica di Chris Ferrie, ricercatore di Fisica matematica presso la University of Technology e il Centre for Quantum Software and Information di Sidney. 37 anni, padre di 4 figli, Ferrie riesce a raccontare ai bambini, grazie a illustrazioni colorate e a semplici spiegazioni, le idee più complesse alla base della scienza moderna. Negli Usa ha venduto oltre 200 mila copie. Tra i suoi fan anche Mark Zuckerberg. In occasione dell’uscita in Italia di Fisica Quantistica e Ottica fisica, due volumi che si aggiungono a Relatività generale e Ingegneria spaziale già disponibili in libreria, gli abbiamo rivolto dieci domande per capire come sia possibile raccontare anche le teorie di Einstein ai più piccoli.

Come può la scienza diventare una fiaba per i bambini?

La scienza include tanti argomenti, dalle scoperte che riguardano il mondo in cui viviamo ai metodi che utilizziamo per arrivare a nuove teorie, fino al modo che utilizziamo per comunicarle. La scienza è già una storia ricca e affascinante. Ci sono diversi autori che stanno provando a creare fiabe per bambini sulla scienza e il tempo ci dirà presto quali saranno quelle che andranno meglio.

Quando ha iniziato a scrivere libri per bambini?

Ho scritto il mio primo libro, Fisica quantistica per bambini, per mia figlia nel 2013. In un primo momento non era neanche stato pubblicato ma piacque così tanto agli amici e alla mia famiglia che decisi di continuare a scrivere. Ancora oggi scrivo seguendo i feedback positivi e gli stimoli che mi arrivano da genitori ed educatori.

Riceve feedback anche dai suoi piccoli lettori?

La risposta più immediata che ho è vedere ogni giorno sui social media foto di bambini con i miei libri. Il feedback è sempre motivo di eccitazione e positività.

Quando i bambini possono iniziare a leggere i suoi libri? C’è un’età più indicata?

Credo che i bambini dovrebbero iniziare a leggere fin dalla nascita. Per il rapporto tra genitori e figli, per lo sviluppo del linguaggio ma anche perché così si instaura un’ottima abitudine.

Lei ha quattro figli. Legge a loro i suoi libri?

Sì, sia io che mia moglie. A volte il nostro figlio più grande, che ha 9 anni, li legge ai fratelli e alle sorelle più piccole. 

E cosa ne pensano?

Credo li apprezzino. Ma io non voglio puntare sul fatto che scrivo questi libri piuttosto unici e speciali. Non voglio forzarli o creare una predilezione per questi. Voglio che loro considerino i miei libri esattamente come gli altri che hanno.

Usa tanti disegni nei suoi libri. Come li sceglie?

Quando scrivo i libri, io creo i disegni e la storia insieme. Spesso si possono raccontare storie molto più con le illustrazioni che con le parole. Sono la parte più importante di questi libri.

Cosa leggeva da bambino?

Libri di saggistica, inclusi atlanti, enciclopedie, riviste scientifiche e infine anche libri di scienza per adulti popolari.

Crede che i bambini debbano iniziare presto a studiare le scienze?

No. I bambini non hanno bisogno di studiare nel senso tradizionale del termine. Va bene invece se stimoliamo un senso di curiosità e un sano desiderio per la conoscenza così i bambini cercheranno di migliorare la loro conoscenza del mondo da soli. Il nostro compito è quello di assisterli e guidarli.

Crede che i suoi libri possano essere utili nelle scuole?

I miei libri sono usati spesso nelle scuole ma in quelle frequentate da studenti più grandi. Sono utilizzati per dimostrare come si possa imparare attraverso l’insegnamento combinato al racconto di storie, in modo da stimolare gli studenti a scrivere su nuovi argomenti scientifici per allievi più giovani. E’ difficile usare i “baby libri” nelle scuole perché non è facile dire da che età i bambini siano convinti di non essere più “baby”. In ogni caso sto scrivendo nuovi testi che potrebbero essere più facilmente adottati anche da giovani studenti.

 

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