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Terrorismo, presentato a Milano il libro sulla storia delle vittime in divisa

I titoli delle 13 di Sky Tg24 del 22/10

3' di lettura

Il volume di Ansoino Andreassi e Daniele Repetto ricostruisce la storia dei 106 uomini in divisa uccisi tra il 1969 e il 2003 

Ricordare per restituire un nome e un volto alle vittime. Ricordare per non lasciare che sbiadisca la storia di uomini dello Stato che per lo Stato hanno perso la vita negli anni di Piombo. Sono soprattutto racconti di vita e di omicidi, 450 in totale tra forze dell’ordine e civili, quelle contenute in “Guardie. Le vittime in divisa del terrorismo”, il libro/cronaca scritto a quattro mani da Ansoino Andreassi e Daniele Repetto, edito da Harpo, e presentato a Milano a palazzo Marino.

Le 106 vittime in divisa degli anni di Piombo

Un tuffo in quegli anni di Piombo che causarono la morte di 106 uomini in divisa tra il 1969 e il 2003, che gli autori raccontano nelle pagine del libro con l’obiettivo di farli rivivere, almeno nella memoria, a dispetto dei killer, i cui nomi oggi, tra i giovani soprattutto, sono spesso più conosciuti di quelli delle vittime.

I killer più noti delle vittime

Maurizio Arnesano e Valerio Fioravanti. Arnesano aveva 20 anni nel 1980. Da due era entrato in polizia. Il 6 febbraio di quell’anno venne aggredito da due terroristi dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar), ventenni anche loro, Valerio Fioravanti e Giorgio Vale, che gli intimarono di consegnare il suo mitra. Non lo fece e morì sotto i colpi della pistola impugnata dai due Nar. Andrea Campagna e Cesare Battisti. Campagna era un agente della Digos di Milano che aveva partecipato ai primi arresti legati al mondo dei Pac. Fu giustiziato il 19 aprile 1979 da Cesare Battisti, riconosciuto l’esecutore materiale, in quanto “torturatore di proletari”. Due storie delle 106 raccontate in un libro che insegna che “nella vita di ognuno di noi arriva un momento in cui è necessario decidere da che parte stare”, sottolinea il capo della Polizia di Stato Franco Gabrielli in collegamento video. “E fare la scelta giusta significa scegliere la legalità, i diritti e la libertà, soprattutto in momenti in cui questi valori sono in pericolo”. Anche a costo della vita.

"Il terrorismo si sconfigge continuando a fare il proprio dovere"

Di diritti, davanti - tra gli altri - ai parenti delle vittime di quegli anni presenti in aula, parla anche il procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili, coordinatore della sezione antiterrorismo che conduce l’indagine sulla rete che ha consentito a Cesare Battisti di restare latitante per quasi 40 anni. “Il terrorismo in Italia è stato sconfitto col codice alla mano, sempre nel rispetto della civiltà giuridica e sociale” ha detto il procuratore. E se è vero che “Il livello di attenzione deve restare alto, perché rigurgiti di quegli anni ci sono stati anche in tempi recenti”, ha aggiunto il questore di Milano Sergio Bracco, dalle pagine del libro arriva un monito: “Il terrorismo si sconfigge continuando a fare il proprio dovere” giorno dopo giorno.

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