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Alan Kurdi, 40 migranti verso Lampedusa. Altre 52 persone soccorse da Open Arms

I titoli di Sky TG24 delle 18 dell'1 agosto

2' di lettura

L'ong tedesca Sea Eye annuncia che la nave ha messo in salvo 40 persone al largo delle coste libiche e cerca in Italia un porto sicuro. Salvini: "Ricatto dalla Germania"

La nave Alan Kurdi, dopo aver soccorso 40 persone a bordo di un gommone al largo della Libia, è in cerca di un porto sicuro e si sta dirigendo verso l'Italia. "Geograficamente, Lampedusa è il più vicino", ha detto Gorden Isler, portavoce dell'Ong tedesca Sea Eye. Ma il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha subito ribadito il suo no. E sul caso, in un'intervista a Sky Tg24, parla di "ricatto da parte del governo tedesco". E incalza: "Se entrano in acque italiane, prenderemo possesso di quell'imbarcazione". A bordo ci sono anche due donne, di cui una incinta, un neonato e due bambini. Intanto, altri 52 migranti sono stati salvati da una nave al largo della Libia: si tratta di 34 uomini, 16 donne e due bambini soccorsi da Open Arms. "Stavano affondando, l'acqua stava entrando nel gommone, ma siamo arrivati in tempo - ha twittato il fondatore della Ong catalana, Oscar Camps - Sono al sicuro e ora abbiamo bisogno di un porto sicuro".

Salvini: "Divieto di ingresso e di transito nelle acque territoriali italiane"

Salvini ha risposto alla richiesta di un porto sicuro per la Alan Kurdi anche con un tweet, in cui ha ribadito "il divieto di ingresso e di transito nelle acque territoriali italiane". All’Ong tedesca è arrivata anche via email la notifica di questo divieto di ingresso, firmato dai ministri Salvini, Toninelli e Trenta, come previsto dal decreto sicurezza bis. Il leader della Lega, in un altro tweet, ha poi spiegato che "la nave Alan Kurdi ha rifiutato il porto di Tripoli assegnatole dalla Guardia costiera libica". "Ci risiamo, Ong tedesca se ne frega delle autorità internazionali. Io non mollo!", ha aggiunto. 

Sea Eye: "Non riporteremo nessuno in un paese in guerra"

Immediata la risposta di Sea Eye: "Noi obbediremo al diritto internazionale e non riporteremo nessuno in un Paese in guerra. La Libia non è un porto sicuro". Il portavoce della Ong, comunque, ha aggiunto: "Non entreremo nelle acque territoriali italiane senza una buona ragione". Secondo Sea-Eye, i migranti a bordo provengono da Nigeria, Costa d'Avorio, Ghana, Mali, Congo e Camerun.

Data ultima modifica 01 agosto 2019 ore 19:55

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