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I migranti della nave Fulgosi andranno in strutture Cei. Salvini: "Italia non più sola"

3' di lettura

Il pattugliatore ha attraccato a Calata Bettolo con a bordo cento persone tra cui 23 minori e 17 donne, alcune incinte. Sbarco completato nel primo pomeriggio. I migranti ai medici: "Alcuni nostri compagni di viaggio sono morti"

Il pattugliatore della Marina Cigala Fulgosi ha attraccato, domenica mattina, a Calata Bettolo nel porto di Genova. Lo sbarco dei 100 migranti a bordo è stato completato nel primo pomeriggio, dopo le operazioni di ispezione e quelle d'identificazione. I migranti erano stati soccorsi qualche giorno fa mentre erano su un barcone alla deriva al largo della Libia. Fra di loro anche 23 minori e 17 donne, di cui alcune incinte e una di loro al settimo mese di gravidanza. Il Viminale in giornata ha fatto sapere che il gruppo sarebbe stato portato in strutture della Cei in attesa di un trasferimento definitivo in altri Paesi europei. Salvini: "Grazie al nostro lavoro, l'Italia non è più sola".

"Morti tra i compagni di viaggio"

I migranti "hanno raccontato le sofferenze indicibili di due giorni in mare e sembra che ci siano stati dei morti tra i compagni di viaggio", ha spiegato Paolo Cremonesi, direttore del pronto soccorso dell'ospedale Galliera, che ha coordinato l'assistenza medica sottobordo al pattugliatore. Donne e bambini, in via precauzionale, sono stati trasferiti proprio all’ospedale Galliera e al pediatrico Gaslini. Mentre i 60 uomini adulti sono stati assistiti dal personale medico a Calata Bettolo. Dopo l’assistenza medica e l’identificazione, è stato deciso di trasferirli in due centri della Cei a Genova. Il primo pullman con 50 migranti a bordo è già partito e, secondo fonti qualificate, dovrebbe avere come meta una struttura di accoglienza della Cei nel Lazio.

Il racconto del capitano della Cigala Fulgosi

Il capitano di fregata Michele Fabiano, comandante della Cigala Fulgosi, ha raccontato il salvataggio. La nave, ha detto, ha raggiunto i 100 profughi sul gommone, al largo delle coste della Libia, con mare forza 3. "Loro erano già fermi alla deriva. Ci siamo preoccupati di impostare un intervento rapido anche perché le condizioni meteo stavano peggiorando - ha spiegato -. Anche noi eravamo al limite ma ce l'abbiamo fatta e siamo riusciti a portare a bordo tutti". Fabiano ha detto di non sapere di persone decedute: "Ci dispiace se c'è stato un decesso durante la traversata, ma quando siamo arrivati noi c'erano solo loro a bordo e li abbiamo salvati tutti". "Come uomini di mare - ha aggiunto -, come diritto internazionale, se troviamo qualcuno in pericolo di vita lo soccorriamo. È anche un dovere morale". Il comandante ha detto che a bordo c'erano "tanti bambini", alcuni "piccoli". "Abbiamo cercato di familiarizzare con loro, abbiamo fatto fare ai bambini i giochi che fanno tutti i bimbi, come il girotondo, per permettere almeno a loro di divertirsi nonostante le difficoltà linguistiche".

Donne e bambini fra i primi a lasciare la nave

Proprio i bambini, insieme alle donne, sono stati tra i primi a lasciare la nave. Tra le prime anche una donna incinta con un bambino, che è stata fatta scendere per ricevere alcune cure immediate nella tensostruttura mobile allestita in banchina per l'assistenza medica. La Protezione Civile ha confermato che tra i profughi ci sono alcuni casi di scabbia. 

Matteo Salvini: "Nessun immigrato a carico dei contribuenti italiani"

Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini ha fatto sapere che "nessun immigrato sarà a carico dei contribuenti italiani" e ha ringraziato "Cei e gli altri Paesi Europei che ci hanno aiutato a risolvere il problema". A bordo è salita anche la squadra mobile della questura di Genova per iniziare le indagini sulla possibile presenza tra i profughi degli scafisti.

Data ultima modifica 02 giugno 2019 ore 20:10

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