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Salone del libro di Torino, il museo di Auschwitz: "O noi o l'editore vicino a Casa Pound"

Cronaca

Dopo le polemiche sulla partecipazione di editori vicini a CasaPound, arriva una lettera al Comune torinese dal museo del campo di concentramento nazista. Interviene anche la capogruppo M5s Valentina Sganga: "Escludere Altaforte e Polacchi"

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Mancano due giorni all’inaugurazione del Salone del Libro di Torino 2019, al via il 9 maggio, ma le polemiche per la presenza tra gli espositori della casa editrice neofascista Altaforte, ritenuta vicina a CasaPound, non si fermano (IL PROGRAMMA). Dopo diverse dimissioni e defezioni, arriva anche la lettera firmata dal direttore del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, Piotr M. A. Cywiński, dalla sopravvissuta Halina Birenbaum, e dal presidente e dall’ideatore del Treno della memoria, ovvero Paolo Paticchio e Michele Curto. Il destinatario, come scrive La Stampa, è il Comune di Torino e il messaggio è chiaro: "Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone una idea fascista della società". Sulla vicenda interviene anche Valentina Sganga, capogruppo del M5s al Comune di Torino: "Il Salone deve essere lo spazio dove celebreremo la tolleranza e la resistenza alle derive neofasciste e autoritarie, il momento pubblico dove dare battaglia con la forza delle parole e argomentazioni. Ma può esserlo a una sola condizione: l'esclusione di Altaforte e di Polacchi", scrive Sganga su Facebook.

La lettera al Comune di Torino

La lettera chiede quindi al Comune di compiere una scelta tra avere al Lingotto Halina Birembaun e il museo di Auschwitz, oppure lo stand della casa editrice Altaforte. I firmatari aggiungono anche che "non si tratta, come ha semplificato qualcuno, del rispetto di un contratto con una casa editrice, bensì del valore più alto delle istituzioni democratiche, della loro vigilanza, dei loro anticorpi, della costituzione italiana, che supera qualunque contratto".

Le polemiche sul Salone e le defezioni

Ieri la sindaca di Torino, Chiara Appendino, aveva spiegato: "Di certo, non abbandoneremo il campo, perché le idee si combattono con idee più forti". "Le nostre idee ci saranno e, insieme alle nostre, ce ne saranno tantissime altre. È solo con la cultura che possiamo porre un argine a ogni possibile degenerazione". Mentre Francesco Polacchi, amministratore unico della società Sca2080, a cui fanno capo sia la casa editrice Altaforte, sia il mensile il "Primato Nazionale", aveva incalzato: "Io sono fascista. L'antifascismo è il vero male di questo Paese". "Eravamo pronti alle polemiche - ha aggiunto - ma non a questo livello allucinante di cattiverie". Proprio per via della presenza di Altaforte al Lingotto, nei giorni scorsi sono arrivate molte defezioni al Salone. Tra queste, quella del presidente nazionale dell’Anpi Carla Nespolo, del fumettista Zerocalcare, del collettivo di scrittori Wu Ming, del saggista Carlo Ginzburg e degli storici dell’arte Salvatore Settis e Tomaso Montanari. Lo scrittore Christian Raimo si è invece dimesso dal ruolo di consulente editoriale. Nel mentre si è mobilitata anche la comunità di lettori, scrittori ed editori che saranno al Lingotto ed è nato l'hashtag #iovadoatorino.