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Stadio Roma, De Vito e il suo avvocato intercettati: "Distribuiamoci i soldi"

4' di lettura

Il legale Camillo Mezzacapo è stato arrestato insieme al presidente dell’Assemblea Capitolina. Secondo il Gip i due avrebbero sfruttato il ruolo pubblico dell’esponente M5S per “fini privatistici”, mettendosi “a disposizione” di Parnasi e dei fratelli imprenditori Toti

Volevano “sfruttare” il ruolo pubblico di Marcello De Vito – presidente dell’Assemblea Capitolina – per i propri scopi, ottenendo così “lauti guadagni”. È quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche tra l’avvocato Camillo Mezzacapo e, appunto, De Vito (CHI È). I due sono stati arrestati oggi nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio della Roma. Destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, De Vito è un esponente di spicco del Movimento 5 Stelle ed è accusato di corruzione. In un'altra intercettazione, avrebbe detto all'avvocato di "distribuire" tra loro i proventi di una mazzetta ricevuta. Insieme a loro, arrestati anche l'architetto Fortunato Pititto e Gianluca Bardelli (entrambi ai domiciliari).

Gip: “A disposizione di Parnasi”

"Marcello De Vito ha messo a disposizione la sua pubblica funzione di presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi", scrive il gip nell'ordinanza con cui ha disposto il carcere per De Vito. Secondo gli inquirenti, l'imprenditore "Luca Parnasi, al fine di acquisire il favore di Marcello De Vito, che guidava i lavori dell'Assemblea Capitolina riguardanti il progetto per la realizzazione del nuovo Stadio della Roma” avrebbe promesso e versato – su specifica richiesta di De Vito – denaro per diverse consulenze all'avvocato Mezzacapo, “il quale ha operato quale espressione dello stesso De Vito”. Secondo quanto ricostruito dal gip, i due, dopo l'arresto di Parnasi e dopo la bufera per l'inchiesta sullo stadio della Roma, cercavano di "tenere nascosto il loro rapporto" e si incontravano con "modalità assolutamente clandestine".

“Ci rimangono due anni”

Il 4 febbraio scorso, Mezzacapo, intercettato al telefono, parlava con De Vito di “congiunzione astrale tipo l'allineamento della cometa di Halley”. Una cosa che “è difficile che si verifichi” e quindi “va sfruttata”, diceva l’avvocato al presidente. “Secondo me guarda ci rimangono due anni”, era la previsione. Parole che secondo il gip di Roma si riferiscono allo sfruttare "il ruolo pubblico di De Vito per fini privatistici e ottenere lauti guadagni". Dal canto suo, De Vito al telefono diceva a Mezzacapo: "Va bene, ma distribuiamoceli questi", in riferimento ai soldi erogati dai costruttori Toti e Statuto alla società a lui riconducibile. De Vito parlava con l'avvocato e quest'ultimo lo invitava alla calma: "Adesso non mi far toccare niente, lasciali lì... quando tu finisci il mandato, ... se vuoi non ci mettiamo altro sopra. La chiudiamo, la distribuiamo, liquidi e sparisce tutta la proprietà, non c'è più niente, però questo lo devi fa' quando hai finito quella cosa". Un colloquio definito dal giudice "illuminante" in quanto spiega "in modo inequivocabile il patto scellerato che lega De Vito a Mezzacapo, dando chiara dimostrazione di come le somme confluite nella società Mdl, formalmente riconducibili solo al secondo, siano invece anche del pubblico ufficiale che appare, peraltro, impaziente di entrarne in possesso".

Gip: "Da Toti mazzetta a De Vito e Mezzacapo"

Nell'inchiesta risultano indagati anche i fratelli Pierluigi e Claudio Toti, presidente e vicepresidente della holding di famiglia. I due sono coinvolti nel capitolo di indagine che riguarda l'appalto per gli Ex mercati generali di Roma. Per favorire l'ok al progetto di riqualificazione, i due fratelli avrebbero pagato una consulenza-tangente a Marcello De Vito e a Camillo Mezzacapo, si legge nell'ordinanza del Gip. De Vito e Mezzacapo, afferma l'ordinanza, "si facevano indebitamente promettere e quindi dare dai fratelli Toti a titolo di prezzo della mediazione illecita ...110mila euro sotto forma di corrispettivo di incarico professionale conferito allo studio legale" di Mezzacapo che poi trasferì "48mila euro sul conto intestato alla società Mdl srl di fatto riconducibile a Mezzacapo e a De Vito".

L’indagine sul nuovo stadio della Roma

L’indagine relativa alla costruzione del nuovo stadio della Roma ha coinvolto, nel corso del tempo, una ventina di persone, tra cui spiccano i nomi, oltre a De Vito, del costruttore Luca Parnasi, l’ex presidente di Acea Luca Lanzalone, il vicepresidente del consiglio regionale del Lazio per Forza Italia Adriano Palozzi e l’ex assessore regionale del Pd Michele Civita. Secondo gli inquirenti, Parnasi avrebbe creato insieme ai suoi collaboratori un'associazione a delinquere "allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione al fine di ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla realizzazione del nuovo stadio della Roma e di altri progetti imprenditoriali riconducibili all'operatività del sodalizio". Per la rete di politici, imprenditori, manager e dirigenti messa in piedi intorno al nuovo stadio i reati ipotizzati sono associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito.

Data ultima modifica 20 marzo 2019 ore 14:00

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