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Imane Fadil, il Centro analisi: "Non misurata radioattività". Berlusconi: "Mai conosciuta"

3' di lettura

La donna, morta l'1 marzo, era stata ricoverata all'Humanitas per una gravissima disfunzione del midollo osseo. Ai medici aveva confessato di temere di essere stata avvelenata, ma il centro antiveleni di Pavia precisa: la consulenza riguardava il dosaggio di metalli

Una decina di giorni prima di morire, Imane Fadil aveva rivelato ai medici dell'Humanitas, dove si trovava in gravi condizioni, di temere di essere stata avvelenata (CHI ERA). Ma la sua morte resta un mistero. L'istituto di Rozzano ha fatto sapere che la donna era stata ricoverata per una gravissima disfunzione del midollo osseo che aveva smesso di produrre globuli bianchi, rossi e piastrine. Il centro antiveleni di Pavia dell'Irccs Maugeri, che si è occupato del caso, fa sapere che "non identifica radionuclidi e non effettua misure di radioattività" e che la consulenza tossicologia richiesta dalla clinica dove era ricoverata Fadil riguardava "il dosaggio dei metalli". A precisarlo è Carlo Locatelli, il direttore del Centro Antiveleni dell'Istituto Scientifico. La Procura ha sequestrato le cartelle cliniche l’1 marzo, cioè il giorno in cui la modella marocchina di 34 anni è morta. Sul caso oggi è intervenuto anche Silvio Berlusconi che ha negato di conoscere Imane: "Spiace che muoia sempre qualcuno di giovane. Non ho mai conosciuto questa persona e non le ho mai parlato".

Inizialmente si era pensato a un tumore

I medici dell'Humanitas, nel cercare le cause di questa grave aplasia midollare, avevano anche pensato a un tumore, poi escluso. Ora l'autopsia dovrebbe chiarire cosa abbia aggredito il midollo e poi gli organi vitali, portando la modella nel giro di un mese alla morte.

Imane era "molto sospettosa"

Intanto, stando a quanto riferito all'Ansa da chi ha avuto modo di frequentare la ragazza negli ultimi mesi, emergono nuovi dettagli sulle sue preoccupazioni. Era "molto sospettosa", in particolare nell'ultimo anno. E, sempre secondo quello che emergerebbe dai racconti, Imane temeva anche di essere "controllata" e ripeteva di avere ancora "molte cose da dire" sul caso con al centro le serate ad Arcore nella villa di Silvio Berlusconi. In questi giorni, intanto, diversi testimoni sono stati sentiti dai pm.

Le indagini sull'avvelenamento

Sul caso indaga la procura di Milano. La modella marocchina è morta dopo un "mese di agonia”, ha detto il procuratore Francesco Greco: si era sentita male il 29 gennaio ed era stata ricoverata all'Humanitas di Rozzano, prima in terapia intensiva e poi in rianimazione. La giovane, già prima del ricovero, stando a quanto ha spiegato il procuratore Greco, accusava sintomi tipici da avvelenamento come mal di pancia, gonfiore e dolori al ventre.

Data ultima modifica 16 marzo 2019 ore 16:45

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