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Genitori di Renzi ai domiciliari, l’inchiesta per bancarotta fraudolenta

5' di lettura

Tiziano Renzi e Laura Bovoli sono accusati di emissione, tra il 2013 e il 2018, di fatture per operazioni inesistenti, e bancarotta fraudolenta tra il 2010 e il 2013. Le indagini sono partite per due fatture sospette e si sono poi concentrate sulle cooperative dei Renzi

Due fatture sospette hanno dato il via all’inchiesta che ha portato ieri agli arresti domiciliari per i genitori dell’ex premier Matteo Renzi, Tiziano Renzi e Laura Bovoli. Un’inchiesta che si è concentrata sulla società “Eventi 6” di Rignano sull’Arno, prima intestata a Tiziano Renzi e poi passata alla moglie, specializzata in volantinaggio, marketing e promozione di eventi. A seguire, sotto la lente degli inquirenti sono finite anche altre tre società cooperative di cui i due erano titolari. Le accuse per la coppia sono di emissione, tra il 2013 e il 2018, di fatture per operazioni inesistenti, e bancarotta fraudolenta tra il 2010 e il 2013. La data di apertura del processo per le due fatture era già stata fissata per il 4 marzo.

Le due fatture sospette

Durante le indagini, coordinate dal procuratore Giuseppe Creazzo e condotta dall'aggiunto Luca Turco e dal pm Christine Von Borries, gli inquirenti hanno approfondito cosa ci fosse dietro due fatture da 140mila e 20mila euro emesse dalla “Eventi 6” per prestazioni che sarebbero state fornite alla società dell'imprenditore Luigi D'Agostino. Il sospetto dei magistrati fiorentini è che le fatture non corrispondessero alle prestazioni effettivamente erogate, in particolare quella da 140mila euro riguardante lo studio di fattibilità per un centro commerciale che D'Agostino voleva aprire in Toscana. In un'intercettazione, l'imprenditore stesso aveva affermato che avrebbe gonfiato l'importo rispetto al valore che era "al massimo 50-60-70 mila euro". Successivamente, i sospetti dei magistrati si erano concentrati anche sulle altre tre società dei Renzi (“Delivery Service”, “Europe Service” e Marmovid, su quest’ultima pende una richiesta di fallimento). La scorsa estate, gli uomini della Guardia di Finanza avevano perquisito le cooperative, acquisendo molto materiale. Proprio dal materiale sequestrato, i magistrati si sarebbero convinti del reato di bancarotta fraudolenta che ha portato al loro arresto. In sostanza, secondo la procura di Firenze, i coniugi Renzi avrebbero provocato il fallimento delle cooperative di cui erano titolari, dopo averle svuotate.

Le inchieste precedenti

Non è la prima volta in cui i due hanno a che fare con la giustizia. La prima inchiesta che li vide indagati partì da Genova nel 2014 e poi il padre dell'ex premier entrò nell'inchiesta Consip, dalla quale però è uscito con un'archiviazione. Anche altre procure si sono occupate dell'attività delle loro società e delle cooperative o di personaggi a loro legati. Tra queste la procura di Cuneo e quella di Trani. Proprio da Cuneo, secondo quanto appreso, sarebbero arrivati altri faldoni che i pm fiorentini hanno potuto utilizzare per avanzare l'accusa di aver causato il fallimento delle stesse cooperative. Nell'ottobre scorso Tiziano Renzi annunciò di voler lasciare tutti gli incarichi nelle società e di ritirarsi a vita privata. Un mese prima il gup di Firenze Silvia Romeo, li aveva rinviati a giudizio per emissione di fatture false insieme all'imprenditore degli outlet di lusso Luigi D’Agostino. La prima udienza di questo processo è fissata per il 4 marzo 2019.

Gli altri indagati

Il provvedimento di arresti domiciliari emesso dal gip di Firenze Angela Fantechi ed eseguito dalla Guardia di Finanza riguarda anche un'altra persona, Mariano Massone, imprenditore di Campo Ligure (Genova). I tre, secondo quanto si apprende, sono stati nel tempo amministratori di fatto delle tre società cooperative coinvolte nell’inchiesta, due delle quali già dichiarate fallite. Oltre a Renzi, Bovoli e Massone, altre cinque persone risultano indagate. Tra queste Roberto Bargigli, detto Billy, autista del camper di Matteo Renzi durante le primarie per la segreteria del Pd.

Gli arresti domiciliari

La misura dei domiciliari è stata decisa dal gip perchè sussiste il concreto e attuale "pericolo" che gli indagati commettano reati della stessa specie di quelli per cui si procede, tributari e fallimentari, spiega il giudice. Non solo, continua, si tratta di reati che "non sono occasionali" ma si inseriscono in un unico programma criminoso finalizzato a massimizzare il proprio profitto che va avanti da molto tempo, realizzato in modo professionale e coinvolgendo numerose altre persone. Tiziano Renzi e Laura Bovoli, inoltre, avrebbero sempre lavorato in modo che la “Eventi 6” potesse avere a disposizione manodopera senza essere gravata di oneri previdenziali ed erariali, costituendo le cooperative 'Delivery Service', 'Europe Service' e Marmovid, pronti ad abbandonarle non appena esse entravano in difficoltà economiche. I coniugi Renzi, secondo il gip, stavano infatti abbandonando anche la Marmovid, cooperativa sulla quale pende la richiesta di fallimento. Per il giudice, c'è infine il rischio di una reiterazione dei reati con condotte che potrebbero portare ad accertamenti ben più difficili per la giustizia.

L’incredulità della famiglia

"Mai vista una cosa del genere: arresti domiciliari a due persone prossime ai 70 anni per fatti asseritamente commessi al più tardi nel 2012. Ci riserviamo ogni valutazione sul merito alla lettura completa delle carte", ha commentato l'avvocato Federico Bagattini, difensore di Renzi e Bovoli. Increduli anche i genitori di Matteo Renzi che, secondo quanto riferito da Bagattini, hanno avuto una reazione "di sconcerto, di prostrazione”. La prima reazione dell’ex presidente del Consiglio, su Facebook, è stata di massima "fiducia nella giustizia italiana". Poi però è venuta fuori anche tutta la rabbia: “Ciò che sta avvenendo è profondamente ingiusto". 

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