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Oliverio indagato, obbligo di dimora per il governatore della Calabria

3' di lettura

Il provvedimento è stato emesso dal gip di Catanzaro nell'ambito di un’inchiesta su appalti pubblici. La Dda aveva chiesto i domiciliari. L'accusa contestata al presidente regionale è abuso d'ufficio. Lui: "Accuse infamanti, ho deciso di fare lo sciopero della fame"

Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria, è indagato con l'accusa di abuso d'ufficio nell'ambito di un'inchiesta in materia di appalti pubblici. Nei suoi confronti il gip di Catanzaro ha emesso un provvedimento di obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore (Cosenza), suo comune di residenza. La Dda aveva chiesto gli arresti domiciliari per Oliverio, ma la richiesta non è stata accolta dal gip. Il governatore eletto con il Pd, intanto, fa sapere: "Di fronte ad accuse infamanti ho deciso di fare lo sciopero della fame". 

Oliverio: "I polveroni sono il vero regalo alla mafia"

Oliverio, in una nota, precisa anche: "La mia vita e il mio impegno politico e istituzionale sono stati sempre improntati al massimo di trasparenza, di concreta lotta alla criminalità, di onestà e rispettosa gestione della cosa pubblica. I polveroni sono il vero regalo alla mafia". E aggiunge: "L'opera oggetto dell'indagine non è stata appaltata nel corso della mia responsabilità alla guida della Regione".

L'inchiesta sugli appalti

Da quanto trapelato, l'inchiesta riguarderebbe tre importanti opere pubbliche: l'impianto sciistico di Lorica, l'aerosuperficie di Scalea e piazza Bilotti a Cosenza. Complessivamente le misure emesse dal gip sono 16, due delle quali riguardano l'ex sindaco di Pedace Marco Oliverio (obbligo di dimora, nessun rapporto di parentela con il governatore) e un imprenditore già arrestato nel febbraio dello scorso anno nell'ambito di un'altra inchiesta perché accusato di essere intraneo alla cosca Muto. Nei confronti di alcuni indagati viene ipotizzata anche l'aggravante dell'articolo 7 per avere agevolato la cosca di 'ndrangheta Muto di Cetraro. 

L’operazione anticorruzione nel Cosentino

Il provvedimento nei confronti di Oliverio è legato a un’operazione dei finanzieri nel Cosentino. A vario titolo agli indagati vengono contestati i reati di falso, corruzione e frode in pubbliche forniture. I particolari dell'operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa nella sede del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro dal procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, assieme ai comandanti regionale e provinciale di Cosenza della Guardia di Finanza.

False dichiarazioni e legami con il clan

Gratteri ha spiegato che, nel corso delle indagini, "la prima anomalia che è saltata agli occhi è stata il fatto che una sola ditta si fosse presentata per la realizzazione dei lavori dell'aerosuperficie di Scalea e dell'impianto sciistico di Lorica. Tutti i dirigenti preposti all'istruttoria per reperire i fondi europei erano consapevoli che l'impresa non aveva i fondi necessari per completare le opere". Il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla ha poi detto che “le condotte degli indagati erano strumentali all'acquisizione di finanziamenti pubblici, a distogliere i fondi europei dalla loro destinazione ultima, la realizzazione dell'impianto di Lorica e l'aerosuperficie di Scalea". Il reato di falso corrisponde a finte dichiarazioni sullo stato di avanzamento dei lavori: "Nei casi in cui veniva dichiarato che, per esempio, l'opera era pronta al 95% noi verificavamo - ha detto Gratteri - che in realtà non era nemmeno al 20%”. Inoltre, grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e alle intercettazioni è stato accertato che l’impresa “è espressione del clan Muto di Cetraro".

Data ultima modifica 17 dicembre 2018 ore 16:50

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