Morte Martina Rossi, condannati a 6 anni i due giovani: tentarono di violentarla

Cronaca
Martina Rossi, foto d'archivio Ansa
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La 20enne è morta a Palma di Maiorca nel 2011. Per la giustizia spagnola fu un suicidio. Ma ora due ragazzi che erano con la giovane quando cadde sono stati condannati a 6 anni, in Italia. Si ritiene che la ragazza sia precipitata per evitare una loro aggressione 

Condannati a sei anni Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due giovani aretini ritenuti colpevoli della morte di Martina Rossi, la studentessa ventenne di Genova che precipitò dal balcone della loro camera al sesto piano dell’hotel Sant'Ana di Palma di Maiorca, il 3 agosto 2011, mentre cercava di fuggire da un tentativo di violenza. "È una sentenza che rende giustizia a mia figlia che era bellissima e piena di vita e che per sette anni è stata dipinta come una persona malata", ha commentato il padre della ragazza.

Una vicenda durata 7 anni

Nell'agosto del 2011 il caso era stato liquidato dalla giustizia spagnola come suicidio. I genitori della giovane, però, non si erano arresi e avevano ottenuto la riapertura delle indagini presso la procura di Genova. Il pm Mazzeo, nel corso degli accertamenti, aveva individuato Albertoni e Vanneschi, due ventenni di Castiglion Fibocchi, paese da dov'erano partiti insieme ad altri due amici per la vacanza alle Baleari. I due vennero indagati per un tentativo di violenza, reato che avrebbe causato la caduta nel vuoto di Martina. E proprio alla violenza i due accenneranno mentre attendevano di essere interrogati a Genova, senza sapere di essere intercettati. Il caso passò così alla procura di Arezzo per competenza territoriale. 

Due versioni a confronto nel processo

Nel processo si sono confrontate due versioni: quella del pm convinto che la ragazza scivolò dal balcone mentre fuggiva dal tentativo di violenza sessuale dei due, e quella dei difensori degli imputati, convinti del fatto che la giovane si fosse suicidata. Il legale di Vanneschi ha già annunciato appello: "Se i gradi di giudizio sono tre significa che i giudici possono sbagliare". 

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