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Cibo made in Italy, niente etichette a semaforo nella risoluzione Onu

2' di lettura

Scomparsi i riferimenti a tasse ed etichette nere sui cibi ricchi in grassi, sale o zucchero dalla risoluzione Onu approvata. E il Made in Italy esulta. VIDEO

Sono salvi parmigiano, prosciutto e gorgonzola. Così hanno esultato le associazioni di categoria dopo l'approvazione all'assemblea generale Onu dell'ultima risoluzione sul cibo sano che, come è stato denunciato da Coldiretti, "minacciava i cibi tradizionali italiani".

Misure fiscali ed etichette contro i cibi nocivi

 

Nei mesi scorsi infatti il gruppo all'interno delle Nazioni unite che si occupa di Salute globale, il Global Health and Foreign Policy Initiative, aveva presentato alcune proposte che avevano preoccupato l'Italia. In primis, di applicare una maggiore tassazione per dissuadere dal consumo dei cosiddetti "cibi nocivi". Inoltre di adottare etichette "a semaforo" - nere o rosse - sulle confezioni dei cibi ricchi in grassi, zuccheri o sale. Significa, ad esempio, che il nostro olio d'oliva si sarebbe potuto trovare etichettato in nero per segnalare l'alto contenuto di grassi, un "biglietto da visita" poco invitante per i consumatori.

L'accordo raggiunto

 

Ma il pericolo pare scampato, perché a differenza della prima bozza di testo arrivata al Palazzo di Vetro, la proposta presentata e approvata il 13 dicembre si limita, in termini generici, ad invitare gli Stati a promuovere una dieta e uno stile di vita sano. Anzi, al punto 16 si legge chiaramente l'intento di "preservare l'alimentazione tradizionale, considerata parte dell'eredità culturale" di ciascun Paese.

Durante la discussione in assemblea generale sulla bozza - presentata da Brasile, Thailandia, Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale, Indonesia, Francia, Norvegia, Senegal e Sud Africa - nessun accenno alle misure restrittive in questione, che venivano invece tratteggiate nelle bozze di risoluzione precedenti. Le opposizioni di Stati Uniti e Ungheria si sono concentrate piuttosto sul paragrafo 22, quello dedicato all'impegno "per un'alimentazione sana e nutriente" da garantire ai migranti.

Nessun "attacco" al Made in Italy, dunque, un risultato su cui ha lavorato la delegazione italiana. E forse anche la Francia, che pur essendo tra i Paesi promotori dei "bollini neri", ha un patrimonio secolare di formaggi da tutelare. 

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