'Ndrangheta, 24 arresti a Catanzaro

Cronaca
Foto d'Archivio

“Con decreto dell’11 febbraio 2020 il GIP di Catanzaro ha disposto l’archiviazione della posizione di Giuseppe Galati nell’inchiesta ‘Quinta bolgia’”

Ci sono gli interessi della 'ndrangheta nel settore della sanità, e in particolare nella gestione del servizio sostitutivo di autoambulanze dell'Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, al centro dell'inchiesta della Dda e della Guardia di Finanza di Catanzaro ribattezzata "Quinta bolgia". (ARCHIVIATO IL PROCEDIMENTO PER GALATI) Sono 24 le persone arrestate, 12 delle quali sono finite ai domiciliari. Fra loro, anche l'ex deputato Giuseppe Galati e l'ex consigliere comunale di Lamezia Terme - Comune commissariato per mafia - Luigi Muraca, di 50 anni. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha commentato: "Grazie alla Guardia di Finanza che ha dato un duro colpo alla 'ndrangheta. La mafia mi fa schifo, avanti senza paura!".

Al centro la fornitura di ambulanze

I militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della gdf di Catanzaro, coordinati e diretti dalla Dda, con il supporto dello Scico di Roma, oltre agli arresti, hanno eseguito anche il sequestro di beni per un valore di dieci milioni di euro. Gli inquirenti avrebbero individuato due gruppi imprenditoriali legati alla cosca Iannazzo-Cannizzaro-Da Ponte di Lamezia Terme. Si tratta delle ditte Putrino e Rocca, che avrebbero esercitato un controllo pervasivo in particolare sull'ospedale di Lamezia Terme, estromettendo la concorrenza dalla fornitura di ambulanze per il servizio di pronto soccorso, dalle onoranze funebri, dalla fornitura di materiale sanitario, dal trasporto sangue.

"Un controllo totale"

La cosca di 'ndrangheta grazie ad alcuni sottogruppi imprenditoriali, aveva assunto il controllo di servizi quali la fornitura di ambulanze sostitutive del 118 e delle onoranze funebri imponendo - hanno riferito gli investigatori - "un controllo totale" e "occupando manu militari gli spazi" del pronto soccorso dell'ospedale di Lamezia Terme, "instaurando un regime di sottomissione del personale medico e paramedico operante". I pazienti ricoverati all'ospedale erano tenuti sotto osservazione dagli uomini delle ditte infiltrate nei servizi affidati dall'Asp di Catanzaro, pronte ad imporre la loro opera anche in caso di decesso organizzando i funerali. Una posizione privilegiata che derivava dal dominio assoluto esercitato dalla 'ndrangheta, con l'accesso indisturbato ai reparti ed alle cartelle cliniche dei pazienti. I dipendenti delle ditte visionavano i dati "sensibili" dei degenti, focalizzando la loro attenzione su quelli che versavano in condizioni critiche, pronti a cogliere l'occasione.

Chi è Giuseppe Galati

Giuseppe (detto "Pino") Galati era stato eletto prima con l'Udc per poi passare a Forza Italia e, successivamente, ad Ala. Ex sottosegretario alle Attività Produttive e parlamentare del centrodestra per quattro legislature, alle ultime elezioni politiche del marzo scorso si era candidato al Senato con la lista "Noi con l'Italia", ma non era stato eletto. Galati era rimasto coinvolto in un'altra inchiesta sulla 'ndrangheta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. In quel caso la Procura distrettuale aveva chiesto l'arresto del parlamentare, all'epoca in carica, per corruzione aggravata dalle modalità mafiose, ma il gip non l'accolse perché non ritenne sussistesse un quadro indiziario grave. La posizione di Galati, a conclusione dell'inchiesta, denominata Alchemia, fu poi archiviata dal gup di Reggio Calabria su richiesta della stessa Procura.

 

Le indagini nell'ambito della fondazione Calabresi nel mondo

approfondimento

Archiviato procedimento per Galati

L'ex parlamentare, in qualità di presidente della fondazione Calabresi nel mondo, ente in house della regione Calabria sottoposto a procedura di liquidazione, è attualmente indagato anche in un procedimento avviato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. Secondo l'accusa Galati avrebbe assunto un considerevole numero di collaboratori a soli "fini clientelari" come ha scritto il gip in un provvedimento di sequestro di beni per un valore di oltre 140 mila euro, "per mantenere ed incrementare il proprio bacino elettorale" simulando il loro impiego nella struttura operativa interna, la cui nomina era affidata alla scelta fiduciaria del presidente, ma impiegandoli in realtà in progetti finanziati con fondi comunitari.

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