Ispezionata sede Casapound a Roma. Di Stefano: nessun bagno di sangue

Cronaca
Simone Di Stefano (Ansa)
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La Guardia di Finanza ha effettuato l’ispezione in via Napoleone III che si sarebbe dovuta svolgere lo scorso 22 ottobre ed era saltata per l'opposizione dei militanti di estrema destra. "Massima tranquillità, niente uffici o cose inventate", afferma il leader di Cp

La Guardia di Finanza ha effettuato oggi, 26 ottobre, l'ispezione nella sede di Casapound in via Napoleone III a Roma, saltata il 22 ottobre scorso in seguito all'opposizione dei militanti di estrema destra e disposta dalla Corte dei Conti che indaga sul danno erariale prodotto dall'occupazione dell'edificio del Demanio. L'ispezione "si è svolta nella massima tranquillità - ha scritto il leader di Casapound Simone Di Stefano su Twitter - Come da verbale redatto risultano 18 abitazioni, una sala conferenze e una portineria. Niente uffici o altre cose inventate dai media. Vi è andata male. (Niente bagni di sangue)".

La vicenda

Le indagini erano scattate in seguito all’inchiesta pubblicata dal settimanale Espresso, che aveva descritto la sede di Casapound a Roma, all’Esquilino, come "un’isola abusiva di fatto sconosciuta", di proprietà del Demanio ma occupata dal 2003. Per questa ragione, la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo per verificare l’eventuale danno erariale per le casse pubbliche, procurato da oltre dieci anni di mancati provvedimenti da parte dell'Amministrazione. Per stabilire l’ammontare, era stata disposta una stima dello stabile, con l'accesso della Guardia di finanza per verificare lo stato dei luoghi. Un blitz concordato con gli occupanti, quello delle Fiamme Gialle, che però avevano rimandato la perquisizione. Secondo alcune ricostruzioni, nonostante il controllo fosse concordato, i militanti del movimento di estrema destra, erano stati infastiditi dalla presenza delle telecamere e si sarebbero opposti alla perquisizione minacciando un "bagno di sangue" nel caso in cui la Guardia di Finanza fosse entrata nello stabile. La stessa Corte dei Conti, in seguito, aveva smentito le minacce esplicite parlando però di una "forte chiusura" da parte di Casapound.

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