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Voti in cambio di case a Lecce: arresti e indagati. Anche politici

Cronaca
Uomini della Guardia di Finanza di Lecce davanti al Comune

Le croci sulle schede elettorali sarebbero state scambiate con alloggi in case popolari. Coinvolti ex amministratori comunali, consiglieri comunali - alcuni ancora in carica - e dirigenti del Comune. In tutto 46 indagati. Tra questi il senatore della Lega Roberto Marti

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Voti elettorali “scambiati” con alloggi in case popolari. È con queste accuse che ex amministratori comunali, consiglieri comunali - alcuni ancora in carica - e dirigenti del Comune di Lecce sono indagati dalla guardia di Finanza. Alcuni sono stati arrestati.

Tra gli indagati anche senatore della Lega Marti

Le indagini sono cominciate nel 2013 dopo la denuncia di un cittadino. Le persone indagate sono in tutto 48, accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, corruzione, abuso d'ufficio, falso ideologico, occupazione abusiva, peculato, violenza privata e lesioni. Trentaquattro degli indagati (tra cui compaiono ex dirigenti ed ex funzionari comunali, oltre a persone che hanno beneficiato indebitamente dell'alloggio) non sono stati raggiunti da alcun provvedimento restrittivo. Tra questi c’è anche il nome del senatore leccese della Lega Roberto Marti: dal 2004 al 2010 è stato assessore a Lecce ai Servizi sociali, ai progetti mirati e alle pari opportunità. Il reato che gli viene contestato è abuso d'ufficio e falso ideologico.

Provvedimenti restrittivi per 9 persone

I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti nei confronti di nove persone: due in carcere, 5 agli arresti domiciliari e due con obbligo di dimora. In cella sono finiti Umberto Nicoletti e Nicola Pinto, ritenuti legati alla malavita organizzata, che occupano alloggi popolari in edifici del quartiere "Stadio" di Lecce: sono accusati del pestaggio, nel 2015, dell'uomo che nel 2013 con la sua denuncia ha dato il via all'inchiesta. Arresti domiciliari per gli ex assessori Attilio Monosi e Luca Pasqualini, entrambi attualmente in carica come consiglieri comunali del centrodestra; per il consigliere comunale del Pd Antonio Torricelli, anche lui in carica; per il dirigente comunale Lillino Gorgoni e per Andrea Santoro, accusato nell'ambito del pestaggio dell'uomo che ha denunciato (la sua posizione è stata valutata meno grave rispetto a quella degli altri due uomini finiti in carcere). Obbligo di dimora per Monica Durante e Monia Gaetani, entrambe leccesi: secondo gli inquirenti, avevano il compito di mettere in contatto gli abitanti della zona 167 della città, considerata l'epicentro del voto di scambio, con gli interessati a ottenere i voti elettorali. Per altri cinque dipendenti comunali in servizio all'Ufficio casa e all'Ufficio patrimonio, poi, è stata chiesta l'interdizione temporanea dai pubblici uffici.

Procacciavano voti per aumentare peso nel partito

L'ipotesi investigativa è che gli indagati si spendessero per procacciare voti in favore dei candidati del proprio partito, per aumentare così il proprio peso all'interno di esso e guadagnare punti con il leader. Dalle intercettazioni telefoniche e dai capi di imputazione che compaiono nell'ordinanza di 800 pagine firmata dal gip, ci sono anche nomi di vari big della politica locale e nazionale: il loro coinvolgimento nel mercato illecito dello scambio di voti in cambio di alloggi popolari, però, è stato escluso dagli investigatori. Le indagini a loro carico, infatti, non hanno prodotto alcun elemento che ne attestasse il coinvolgimento.