Genova, polemiche sul ponte crollato: l'allarme dell'esperto nel 2016

Il professor Brencich: non è stata una fatalità

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Il viadotto già due anni fa era stato indicato da un docente di Ingegneria come “un fallimento” per le continue manutenzioni e la tecnica “già superata al momento della costruzione”. Autostrade nel 2011 parlava di degrado della struttura dovuto al volume del traffico

Sin dalla sua costruzione negli anni Sessanta, il ponte Morandi, crollato ieri a Genova provocando 37 morti accertati (LIVEBLOG - COSA SAPPIAMO - FOTO - LA STORIA DEL PONTE - LA TESTIMONIANZA), è stato al centro di discussioni e polemiche. Bisognoso di costanti interventi, nel 2015 e nel 2016 è stato anche oggetto di due interrogazioni dell'ex senatore di Scelta civica Maurizio Rossi all'allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio.

L’ipotesi demolizione del 2009 e le preoccupazioni nel 2011

Già nel 2009, si legge in una relazione di Autostrade, si studiò l'ipotesi di una demolizione controllata del viadotto nell'ambito del progetto sulla Gronda di Genova, il nuovo collegamento autostradale da anni fortemente osteggiato dai comitati No-Gronda. Ma l'ipotesi fu accantonata, anche perché senza un'alternativa pronta, senza un bypass, sarebbe venuta meno l'unica via di collegamento tra Genova e la Francia. Inoltre, tuttora erano in corso lavori di consolidamento, ha riferito Autostrade, che in un report del 2011 indicava come "il volume raggiunto dal traffico provoca un intenso degrado della struttura del viadotto, in quanto sottoposta a ingenti sollecitazioni". Quanto accaduto imporrà di capire se quelle "sollecitazioni", prodotte anche tanti tir carichi di merci, sono state tra le cause del cedimento.

L’esperto nel 2016: ha presentato da subito dei problemi

Forti critiche al ponte Morandi sono arrivate anche, due anni fa, dal professor Antonio Brencich, docente di Costruzioni in cemento armato alla facoltà di Ingegneria di Genova che, su Ingegneri.Info, il 29 luglio 2016 sottolineava che "il viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l'aumento dei costi di costruzione preventivati". Il senso, spiega l'articolo, è che "fin dai primi decenni il ponte è stato oggetto di manutenzioni profonde (fessurazione e degrado del calcestruzzo, nonché creep dell'impalcato) con costi continui". Due mesi dopo, a maggio, in un'intervista a "Primo Canale" il docente ribadì la sua posizione: "Il ponte devo presumere sia stabile. Ma di solito viene indicato come un capolavoro, in realtà è un esempio del fallimento dell'ingegneria. La tecnica era già superata al momento della costruzione". Un ponte "deve durare 70, 80, 100 anni senza interventi di manutenzione" della portata di quelli effettuati sul Morandi.

Sterpi (Ordine degli Ingegneri): schema strutturale senza senso

A intervenire, dopo la tragedia, è anche Enrico Sterpi, segretario dell'Ordine degli Ingegneri di Genova, secondo cui il ponte è stato realizzato con "una metodologia costruttiva che risente del suo tempo, in cui dominava il dio cemento, ma che vista oggi rappresenta uno schema strutturale che non ha senso". Il punto, spiega, è che "questa valutazione si poteva fare già 20anni fa".

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