Vibo Valentia, blitz e arresti: trovate 26mila piante di canapa

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Scoperte tre piantagioni che avrebbero fruttato sul mercato 20 milioni di euro. 18 le ordinanze di custodia cautelare eseguite, 21 gli indagati per associazione per delinquere dedita al narcotraffico gestita da un esponente della cosca Mancuso 

La Polizia di Stato di Vibo Valentia ha sgominato una banda dedita alla coltivazione di droga. 26mila le piante di canapa trovate, 18 le ordinanze di custodia cautelare. L'accusa è associazione per delinquere dedita al narcotraffico gestita da Emanuele Mancuso, figlio di uno dei capi dell'omonima cosca di 'ndrangheta di Limbadi Pantaleone, alias "l'ingegnere". Otto persone sono finite in carcere, nove ai domiciliari e per una è scattato l'obbligo di dimora.

Operazione "Giardini segreti"

Nel corso dell'operazione, denominata "Giardini segreti", coordinata dalla Procura antimafia di Catanzaro ed eseguita dalla Polizia di Stato, con il supporto del Servizio centrale operativo, insieme alle Squadre mobili di Catania, Catanzaro, Cosenza, Messina e Reggio Calabria, i Reparti prevenzione crimine di Vibo Valentia, Cosenza e Siderno, l'Unità cinofila di Vibo Valentia e il Reparto Volo di Reggio Calabria, altre 21 persone sono state indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere dedita al narcotraffico e detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti.

Trovate 26mila piante di canapa per 20 milioni di euro

Nel corso delle indagini sono state scoperte tre piantagioni, per un totale di 26 mila piante di marijuana. Sul mercato avrebbero fruttato circa 20 milioni di euro. Le indagini scaturite dal sequestro, avvenuto a Nicotera, Joppolo e Capistrano, hanno evidenziato, grazie ad attività tecniche ed al supporto della Polizia scientifica, la capacità dell'organizzazione di provvedere a tutte le fasi del ciclo di produzione.

Semi droga acquistati online

Il capo dell'organizzazione sgominata, Emanuele Mancuso, acquistava online semi di canapa indiana e concime, grazie ai quali realizzava la costruzione delle strutture dove piantare i semi, curare la germinazione e la fioritura delle piante, la crescita, la lavorazione e, infine, l'immissione sulle piazze di spaccio. Le attività erano assicurate da accoliti di Mancuso, ma anche da manodopera reclutata tra extracomunitari. Al riguardo, con la collaborazione delle Squadre mobili di Alessandria, Brescia, Caltanissetta, Catanzaro, Chieti, Genova, Imperia, Lecce, Milano, Napoli, Salerno e Savona, gli investigatori stanno anche effettuando 18 perquisizioni nelle sedi di una società, attiva nella vendita online di semi di canapa indiana, a carico delle quali verrà anche notificato un provvedimento di sequestro preventivo.

Figlio boss collabora con Dda Catanzaro

Ha iniziato a collaborare con la giustizia Emanuele Mancuso, figlio di Pantaleone, alias "l'ingegnere", esponente apicale dell'omonima cosca della 'ndrangheta di Limbadi. La circostanza è emersa nell'ambito dell'inchiesta "Giardini segreti". Le indagini condotte dalla Polizia di Stato che hanno portato a smantellare un'organizzazione dedita alla produzione ed allo spaccio di droga, infatti, sono state suffragate dalle dichiarazioni di Mancuso che ha avviato un percorso di collaborazione con i magistrati della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro.
Emanuele Mancuso, tra l'altro, è il nipote di Rosaria Mancuso, accusata di essere stata la mandante dell'omicidio di Matteo Vinci, ucciso il 9 aprile scorso con una bomba collocata sotto la sua automobile. Nell'attentato rimase ferito anche il padre di Matteo Vinci, Francesco.

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