Stupro in caso di ubriachezza, sentenza della Cassazione fa discutere

3' di lettura

La Corte: se la vittima è ubriaca e ha assunto volontariamente alcol, alla pena non può essere aggiunta aggravante. Critiche da Pd e FI. L’avvocata Manente a Sky Tg24: riconosciuta violenza sessuale se compiuta su persona in condizioni di inferiorità fisica o psichica

Fa discutere la sentenza della Cassazione sul caso di una ragazza violentata da 2 uomini dopo aver bevuto. Secondo la pronuncia, se la vittima assume volontariamente alcol, c’è "violenza sessuale e abuso per condizioni di inferiorità" ma si escludono l'aggravante e il relativo aumento di pena.

Le critiche alla sentenza

La pronuncia della Corte ha fatto molto discutere e sono arrivate critiche dal mondo politico: "La sentenza della Cassazione ci porta in dietro di decenni, rischia di vanificare anni di battaglie”, ha detto Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Pd. La deputata e leader di Forza Italia Giovani Annagrazia Calabria ha invece parlato di “decisione sconcertante. Far passare anche solo lontanamente l'idea che approfittare della mancanza di pieno autocontrollo da parte di una donna non sia un comportamento da punire in maniera ancora più dura è un passo indietro nella cultura del rispetto e nella punizione di un gesto ignobile e gravissimo quale è lo stupro”.

Il parere dell’esperta

Diverso il parere dell’avvocata Teresa Manente che ha commentato la sentenza spiegando che “la Cassazione ha affermato che chi compie atti sessuali su una donna in condizioni di inferiorità, causate dall’alcol, commette reato di violenza sessuale”. La penalista, esperta di reati legati alla violenza di genere, a Sky Tg24.it ha detto: “La sentenza non lede i diritti della donna in quanto riconosce che si tratta di violenza sessuale perché il consenso non è valido, essendo la vittima in stato di ubriachezza”. Teresa Manente, responsabile dell’ufficio legale dell’associazione Differenza Donna che dal 1994 gestisce i centri anti violenza a Roma, ha spiegato che “la legge prevede l’applicazione delle circostanze aggravanti quando è lo stupratore a somministrare l’alcol, quindi in questo caso la Cassazione ha giustamente affermato che essendo stata la donna a fare uso di alcol volontariamente, la stessa è vittima di violenza sessuale ma non può essere applicata l’aggravante”. L’avvocata ha sottolineato che "presso i centri si rivolgono molte giovani stuprate approfittando dello stato di ubriachezza e pertanto questa sentenza è positiva anche se non riconosce le aggravanti che nel caso specifico non potevano essere applicate. Alle donne interessa che venga riconosciuta la violazione del loro corpo".

Cosa dice la sentenza

La Cassazione ha sottolineato che c'è "violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica" anche se la vittima ha assunto alcol volontariamente, visto che "in uno stato in infermità psichica", a prescindere da chi l'abbia determinato, mancano le condizioni per prestare un "valido consenso". Tuttavia, "l'assunzione volontaria di alcol esclude la sussistenza dell'aggravante", e il relativo aumento di pena, poiché "deve essere il soggetto attivo del reato" ad usare l'alcol per la violenza "somministrandola alla vittima". Quindi, "l'uso volontario, incide sì sulla valutazione del valido consenso ma non anche sulla sussistenza aggravante".

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