'Ndrangheta, infiltrazioni mafiose in appalti per eolico: 13 arresti

L'operazione dei carabinieri è stata coordinata dalla Dda di Reggio Calabria (archivio Getty Images)
4' di lettura

L'operazione dei carabinieri di Reggio Calabria è scattata alle prime ore del 12 luglio. Gli indagati sono accusati a vario titolo di diversi reati tra cui estorsione e associazione di tipo mafioso. In manette anche il sindaco di Cortale (Catanzaro)

Associazione di tipo mafioso, estorsione, illecita concorrenza con violenza o minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo o dalle finalità mafiose. Sono questi alcuni dei reati contestati a vario titolo a 13 persone arrestate nel corso di un'operazione scattata alle prime ore del 12 luglio in varie località del territorio nazionale. L'indagine ha permesso di svelare la sistematica infiltrazione della 'ndrangheta nel settore eolico.

Le mani della criminalità sull'eolico

L'operazione, denominata in codice "Via col vento" rappresenta l'esito di un'indagine avviata nel 2012 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Reggio Calabria, sotto la direzione della locale Direzione Distrettuale Antimafia. Nello specifico il lavoro delle forze dell'ordine avrebbe permesso di accertare la sistematica infiltrazione delle cosche calabresi nei lavori necessari alla realizzazione dei parchi eolici nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. L'affare, secondo quanto reso noto dagli inquirenti, coinvolgerebbe alcune delle maggiori consorterie della 'ndrangheta: i Paviglianiti di San Lorenzo e Bagaladi (Reggio Calabria), i Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia), i Trapasso di Cutro (Crotone) e gli Anello di Filadelfia (Vibo Valentia). Gruppi che attraverso una serie di attività illecite, di natura prevalentemente estorsiva, avrebbero condizionato ogni fase della realizzazione dei parchi eolici. Il quadro d'indagine ha permesso di documentare numerosi episodi estorsivi ai danni delle aziende committenti, perfezionati grazie all'apporto di imprese colluse con le compagini mafiose egemoni nella zona.

Gli arrestati del 12 luglio

Secondo quanto comunicato dai militari, gli arrestati sono tutti personaggi di alto spessore criminale. Dagli approfondimenti sarebbe inoltre emerso il ruolo ricoperto da un imprenditore di Pizzo Calabro (Vv) operante nel settore trasporti e ritenuto affiliato ai Mancuso. L'uomo, 55enne, avrebbe svolto la funzione di "cerniera" tra realtà criminale e imprenditoriale, raccogliendo attorno alla sua figura gli interessi delle varie cosche. Secondo le accuse, avrebbe infatti imposto alle società impegnate nella realizzazione dei parchi eolici l'affidamento dei lavori collegati alla realizzazione delle opere a ditte colluse o compiacenti.

Estorsioni e prestazioni gonfiate

Numerosi gli episodi di estorsione accertati dalle indagini. Vittime erano sia le società multinazionali, sia le imprese appaltatrici non colluse. Le prime impegnate nella realizzazione dei parchi avrebbero subito l'imposizione del pagamento del "pizzo", corrisposto alle ditte segnalate dichiarando prestazioni gonfiate o mai eseguite. Le seconde sarebbero invece state costrette a corrispondere alle cosche una percentuale sull'importo delle opere da eseguire e, talvolta, anche a garantire l'esecuzione di lavori commissionati alle ditte mafiose, alle quali le imprese appaltanti versavano il corrispettivo economico.

Gli impianti eolici coinvolti

Gli impianti su cui si sono focalizzate le attenzioni degli investigatori sono quelli di Piani di Lopa-Campi di Sant'Antonio, nella provincia di Reggio Calabria, il parco eolico di Amaroni, nella provincia di Catanzaro, quelli di San Biagio e Cutro nella provincia di Crotone. Nel territorio della provincia reggina, dalla quale sono partire le indagini, gli imprenditori interessati dovevano interfacciarsi con Antonino Paviglianiti, elemento di spicco dell'omonima cosca, egemone nei comuni di San Lorenzo e Bagaladi (Reggio Calabria), mentre i parchi eolici catanzaresi e crotonesi ricadevano nella sfera di influenza di altre due famiglie, quella dei Mancuso di Limbadi e quella dei Trapasso di Cutro. Riguardo agli insediamenti delle alte Serre calabresi, gli interlocutori erano rappresentati dagli Anello. Nel gestire l'affare eolico, i sodalizi di 'ndrangheta coinvolti erano fortemente coesi.

Un sindaco tra gli arrestati

Tra gli arrestati c'è anche Francesco Scalfaro, 59enne sindaco di Cortale, piccolo comune della provincia di Catanzaro. Al primo cittadino, eletto con una lista civica sono stati concessi i domiciliari. Nello scorso marzo Scalfaro aveva subito un'intimidazione ad opera di ignoti che avevano lasciato appesa al cancello della sua villa una busta contenente un ordigno esplosivo. La procura ipotizza un coinvolgimento diretto del primo cittadino nell'affare. In particolare Scalfaro sarebbe accusato di aver dato il suo benestare alla realizzazione di alcuni interventi stradali nel territorio del Comune, in cambio dell'assunzione di operai da lui indicati. In un'occasione, il mancato accoglimento di una sua richiesta avrebbe determinato la chiusura di un tratto di strada generando ritardi nel programma dei lavori. Oltre al primo cittadino sono finiti in manette altri 6 imprenditori ai quali sono state sequestrate altrettante imprese per un valore di 42 milioni di euro.

Data ultima modifica 12 luglio 2018 ore 13:15

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