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Migranti, ecco cosa prevede il sistema di accoglienza e rimpatrio

Foto:Archivio Getty
3' di lettura

Sono tre le fasi nella gestione dei flussi migratori: dall’arrivo nei luoghi di sbarco, attrezzati e attivati per aderire agli impegni europei, fino all’identificazione e allo spostamento nei centri d’accoglienza o in quelli di permanenza per il rimpatrio. SPECIALE

Il sistema nazionale di accoglienza dei migranti (si stimano oggi intorno ai 500mila gli irregolari) è articolato in tre fasi che prevedono l'impiego di specifiche strutture: gli hotspot, i cosiddetti Cara e Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Ecco come funzionano, dove si trovano e a cosa servono (LO SPECIALE MIGRANTI).

Gli hotspot

Gli hotspot sono luoghi di sbarco attrezzati attivati per aderire agli impegni assunti con la Commissione europea. In questa fase si svolgono tutte le operazioni di soccorso, di prima assistenza sanitaria, di pre-identificazione e fotosegnalamento, di informazione sulle procedure dell'asilo e della relocation. Attualmente sono a Lampedusa (parzialmente disabilitato negli ultimi tempi), Pozzallo, Trapani e Taranto. Nei porti di Messina e Palermo, a seconda delle emergenze, vengono allestite strutture mobili con tende che funzionano come hotspot temporanei.

I Cara

I Cara sono invece destinati all'accoglienza dei richiedenti asilo per il periodo necessario alla loro identificazione e/o all'esame della domanda d'asilo da parte della competente Commissione Territoriale: si trovano a Isola Capo Rizzuto in Calabria, Gradisca d'Isonzo (vicino a Gorizia e che doveva diventare un Cpr), Caltanissetta, Foggia, Brindisi, Bari, Mineo. A parte il caso di Monastir, a 15 chilometri da Cagliari, che funziona come centro per i richiedenti asilo ma viene utilizzato anche come primo soccorso per gli sbarchi in Sardegna.

I Centri di permanenza per il rimpatrio

I Centri di permanenza per il rimpatrio hanno sostituito i Centri di identificazione ed espulsione (Cie). Si tratta di strutture dove vengono portati i cittadini stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno e si trovano a Torino (Settimo torinese), Roma (Ponte Galeria), Brindisi e Caltanissetta (Pian del Lago ma al momento la struttura viene utilizzata solo come Cara a causa dei danni provocati da un incendio). Poi ci sono i Cas, Centri di accoglienza straordinaria, che accolgono in prima istanza chi arriva via mare e funzionano nell'ipotesi in cui, a causa di arrivi consistenti e ravvicinati di migranti, i posti disponibili nelle strutture di prima o seconda accoglienza non siano sufficienti.

Il sistema Sprar

Infine ci sono i centri della rete Sprar, un migliaio su tutto il territorio nazionale, che sono le strutture in cui si realizza la seconda accoglienza per il raggiungimento, da parte dei richiedenti asilo, di un'autonomia individuale e una reale integrazione con l'attivazione di specifici progetti territoriali. Gli Sprar sono riservati anche ai minori stranieri non accompagnati e hanno una capacità che raggiunge oggi oltre 35.869 posti, di cui 3.488 minori non accompagnati. Gli Sprar si trovano praticamente in tutte le regioni italiane e ospitano richiedenti asilo e rifugiati per la durata massima di un anno.

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