Camorra, medici riciclavano i soldi del clan Lorusso: arresti a Napoli

Oltre i due medici, la Dia ha arrestato il cognato e la sorella dell'ex boss Carlo Lo Russo, nonché due affiliati al clan (archivio ansa)
3' di lettura

Due professionisti insospettabili sono accusati dalla Procura partenopea di favoreggiamento alle cosche per aver rilevato e gestito ristoranti di proprietà di affiliati. Indagati anche il cognato e la sorella del boss per estorsione e ricettazione aggravata

Avrebbero rilevato i ristoranti di camorristi in carcere per proteggere i loro interessi economici e, poi, fatto investimenti e affari per conto della cosca. Questa la pesante accusa che pende su due medici napoletani raggiunti da una misura cautelare, emessa dal gip di Napoli ed eseguita dalla Dia partenopea, che ha coinvolto anche altre quattro persone.

I medici arrestati dalla Dia

Secondo quanto riferito, i medici sono due fratelli, un anestesista e un chirurgo estetico, in servizio presso due cliniche private napoletane dei quartieri di Chiaia e Vomero. Le altre quattro persone sono il cognato del capoclan pentito Carlo Lo Russo, titolare di un'agenzia d'affari con sede nel centro direzionale di Napoli; la moglie di questo, e sorella di Carlo; e due soggetti ritenuti estranei al clan Lo Russo. Le indagini svolte dagli uomini del capocentro partenopeo Giuseppe Linares, avrebbero dimostrato che i due medici, insospettabili professionisti, sarebbero stati disponibili a proteggere gli interessi dei titolari di note attività di ristorazione di Napoli, in quel momento detenuti e sotto processo, acquisendone i ristoranti e divenendo vittime di estorsione da parte dei Lo Russo. Successivamente i due fratelli sarebbero passati a fare affari e investimenti con i fiduciari per conto della cosca che ha la roccaforte nel quartiere di Miano. I due fratelli avrebbero dunque reimpiegato nei ristoranti cospicue somme di denaro proveniente da attività illecite del clan Lo Russo, insieme al cognato del boss e ad un altro degli arrestati, già componente del 'gruppo di fuoco' del clan e oggi collaboratore di giustizia.

Le accuse della Procura

I due medici dovranno rispondere di favoreggiamento nei confronti dei titolari delle attività di ristorazione, detenuti e sotto processo, per aver sottoscritto con l'amministrazione giudiziaria, negli anni 2013-2014, contratti di affitto di vari ristoranti all'epoca sequestrati. In questo modo, secondo le indagini, i due professionisti avrebbero assicurato la gestione di fatto e il conseguimento del profitto economico agli arrestati. L'accusa che pende sul cognato del boss e sull'affiliato è quella di estorsione nei confronti dei medici, che sarebbero stati costretti a versare una somma di denaro mensile, già pattuita con il precedente titolare di uno dei ristoranti. Infine la sorella di Lo Russo, arrestata per ricettazione aggravata, è sospettata di aver consegnato somme provenienti da attività illecite del clan ad esponenti della cosca.

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