Le radiazioni dei cellulari e i possibili rischi per la salute

Cronaca

Veleni quotidiani, la nuova inchiesta di SkyTG24 sui prodotti che usiamo ogni giorno e i possibili rischi per la nostra salute. Guarda i video

di Ketty Riga

Il cellulare? Il nostro peggior amico. E’ senza dubbio l’oggetto più prezioso che portiamo addosso e dal quale non ci separiamo mai. Eppure un suo uso eccessivo potrebbe essere insidioso per la nostra salute.
A dirlo sono i risultati di recenti studi scientifici ma anche alcune sentenze – tutte italiane – che per la prima volta al mondo hanno riconosciuto la correlazione tra utilizzo dei cellulari e insorgenza di tumore al cervello.        

La questione non è nuova. Se le onde a radiofrequenza, emesse dai telefonini per funzionare, siano o meno cancerogene, se ne discute ormai da decenni.
Era il 2000 quando il magazine americano GQ con una copertina che fece scalpore, paragonava il cellulare alle sigarette. La domanda di fondo era chiara: siamo di fronte a un nuovo e diffuso pericolo per la nostra salute? I rischi legati ad un uso improprio dei cellulari sono volutamente ignorati?

Nel 2011, è la IARC - l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro - braccio operativo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a tentare di fissare alcuni paletti. I 31 esperti riuniti a Lione, alla fine di una accesissima discussione interna, il 31 maggio di quell’anno decidono di classificare i cellulari come "possibili" cancerogeni per l'uomo. Che in sostanza vuol dire: alla luce degli studi effettuati fino ad oggi, non siamo certi che possano nuocere alla salute. Ma non possiamo neppure escluderlo. Occorrono nuove ricerche. Intanto prudenza.


Un’ incertezza scientifica che non sfugge alle aziende produttrici. Che per prudenza certo, ma forse anche per tutelarsi da future ed eventuali cause legali, possono fornire ai consumatori consigli stravaganti se non addirittura paradossali. Nelle schede tecniche di ciascun telefonino – rintracciabili però solo on line – è infatti possibile consultare il valore SAR, acronimo di “Specific Absorption Rate” che in italiano vuol dire “Tasso di Assorbimento Specifico”. 

Il SAR, sconosciuto ai più, è un valore molto importante perché misura la quantità di radiofrequenze che viene assorbita dal corpo umano quando si utilizza un telefonino. Un valore, soggetto a limitazioni, e che tutte le aziende produttrici hanno l’obbligo di indicare sui propri telefonini per garantire la nostra sicurezza. Ma spessissimo assieme al valore SAR l’industria telefonica scrive precisazioni del genere: “il test per il SAR relativo al corpo è stato eseguito ad una distanza di separazione di 1,5 cm. Per soddisfare le linee guida sull’esposizione a radiofrequenze…. il dispositivo dovrebbe essere contenuto posizionato almeno a questa distanza dal corpo”.

Insomma i produttori, per salvaguardare la nostra salute, ci consigliano di tenere l’apparecchio – mentre parliamo – a una distanza di 1,5 cm dall’orecchio. Ma l’industria telefonica aggiunge anche altro: ”se - come dice l’OMS - siete preoccupati e volete ridurre l’esposizione a radiofrequenza, utilizzate gli auricolari per tenere il dispositivo lontano dalla testa oppure riducete la durata delle vs telefonate”. Ammissioni velate dei possibili rischi derivanti dall’esposizione a radiofrequenza che aggiungono incertezza su uno degli oggetti più diffusi al mondo.

Nel frattempo di cellulare ci si ammala. Lo certificano le recenti sentenze dei Tribunali di Ivrea, Firenze, Brescia e Verona che hanno riconosciuto per la prima volta al mondo la cancerogenicità dei cellulari. Quattro storie diverse, accumunate da un unico destino: tutti i ricorrenti si sono rivolti al tribunale del lavoro per vedersi riconosciuta la malattia professionale. Convinti che il loro tumore benigno all’orecchio, il neurinoma del nervo acustico, fosse dovuto all’esposizione lavorativa ai telefoni mobili. E i giudici, alla luce della corposa documentazione scientifica allegata in ciascuna causa, non hanno avuto dubbi a dar loro ragione.

Dopo il tumore all’orecchio, Roberto Romeo, oggi ama incontrare gli studenti per informarli dei pericoli derivanti da un uso improprio dei cellulari. Dall’orecchio destro Romeo non sente più: nel 2015 gli viene diagnosticato il neurinoma, poi l’intervento chirurgico e un decorso ospedaliero pieno di difficoltà. Il suo più grande rimpianto è non aver saputo che il suo stare incollato 3 ore al giorno per 15 anni al telefono potesse poi un giorno presentargli un conto così amaro.  "Nessuna demonizzazione dei cellulari”, tiene a precisare Romeo. “Ma bisogna farne un uso intelligente informando in maniera chiara ed inequivocabile gli utenti”. 

Alla luce anche dei nuovi risultati, appena pubblicati, del più grande studio mai realizzato sulle radiazioni. Studio effettuato da una delle più importanti agenzie ambientali del mondo, l’NTP del governo statunitense, in collaborazione con l'Istituto Ramazzini di Bologna. In alcuni ratti sottoposti a radiazioni – ogni giorno per oltre dieci anni – è stato riscontrato un aumento statisticamente significativo di tumori dello stesso tipo al cervello: gliomi, neoplasie, neurinomi..

Il tempo è maturo per una presa di coscienza differente sulla pericolosità dei cellulari, dice la Dott.ssa Fiorella Belpoggi, Direttrice dell’Area Ricerca del Ramazzini e leader dello studio. Occorre – aggiunge la Belpoggi - adottare da subito precauzioni di base a livello globale, che si riporti sulla confezione di acquisto e sulle istruzioni dei cellulari la segnalazione di pericolo e che ci sia una nuova classificazione delle radiofrequenze, da possibili cancerogeni, in probabili cancerogeni. Un appello che sembra in linea con quanto vanno ripetendo, ormai da anni, più di 200 scienziati che attraverso una petizione continuano a chiedere alla IARC di inserire le radiofrequenze tra i cancerogeni certi per l’uomo.

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