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Nel paese di Messina Denaro quasi nessuno paga tasse: evasi 42 milioni

3' di lettura

A Castelvetrano, in provincia di Trapani, i commissari che gestiscono il comune sciolto per mafia hanno scoperto un sistema "legalizzato" che coinvolgeva imprese e cittadini

Una mancata riscossione del 65% delle imposte e un fenomeno di "evasione legalizzata". Sono cifre e parole della Commissione straordinaria che amministra Castelvetrano, città d'origine dell'ultimo capomafia, Matteo Messina Denaro. Secondo quanto accertato dai commissari, negli ultimi cinque anni, il centro trapanese si sarebbe trasformato in una zona franca che ha prodotto un buco fiscale di 42 milioni di euro.

Cartelle in prescrizione

La Commissione, alla guida del comune dopo lo scioglimento della giunta per infiltrazioni mafiose, ha scoperchiato una realtà nella quale l'evasione di aziende, commercianti e cittadini era diventata norma: dal 2012 al 2017, nelle casse pubbliche sono arrivate meno della metà delle imposte dovute per rifiuti, immobili e servizio idrico. Cifre mai riscosse e mai recuperate. Perché, come afferma il presidente della commissione Salvatore Caccamo, "avveniva regolarmente che le ingiunzioni fiscali andassero in prescrizione, dopo cinque anni. A volte tornavano indietro perché il destinatario era sconosciuto o incerto". A dicembre 2017 stavano per scadere 1.400 cartelle esattoriali. Questa volta però la Commissione le ha nuovamente notificate.

I danni per lo Stato

Di mezzo ci sono anche meccanismi di elusione che utilizzano escamotage fiscali per pagare poco o nulla: cambio dell'assetto societario, trasferimento di gestione ad altri soci, cessione di rami d'azienda. Per evitare che il comune collassasse, tra il 2012 e il 2017 Castelvetrano ha ricevuto 32 milioni dallo Stato, fondi che ora dovranno fare il percorso inverso e ritornare indietro. Per fermare l'emorragia adesso i commissari hanno ottenuto un'anticipazione di 6,3 milioni riservati ai Comuni sciolti per mafia e utili per pagare gli stipendi e iniziare a pagare una parte dei debiti pregressi. Si punterà poi a riscuotere le tasse dovute per il 2017, che ammontano a 12 milioni di euro: 1,3 di entrate tributarie; 1,2 di addizionale Irpef; 6,7 di Tari e igiene ambientale; 1,6 i Tarsu; 115mila euro per occupazione di suolo pubblico; 100mila di pubblicità; 25mila di affissioni pubbliche.

Mafia e concessioni edilizie

I debitori più corposi sono tre aziende: Saiseb, la società che ha costruito l'impianto di depurazione, che deve al comune 1,7 milioni; Gemmo, che ha realizzato la rete dell'illuminazione pubblica ed è in debito di 1,8 milioni; infine Trapani Servizi, ente gestore della discarica (700mila euro). Il comune ha stipulato piani di rientro e di rateizzazione che hanno già permesso di recuperare 1,5 milioni di euro. "Un segnale", lo definisce Caccamo. Spulciando il bilancio, la Commissione si è imbattuta in casi singolari. Negli anni Novanta, il collaboratore di giustizia Francesco Geraci riferì che Messina Denaro stesse pianificando la nascita di Castelvetrano 2, un quartiere sul modello di Milano 2. La Commissione ha verificato che i permessi di costruzione sono stati concessi come favore nei confronti di soggetti vicini alla criminalità. "La periferia di Castelvetrano - sottolinea Caccamo - ha avuto un'espansione urbanistica impressionante. Molte lottizzazioni sono camuffate. Abbiamo riscontrato delle lottizzazioni abusive e stiamo provvedendo alla revoca di alcune concessioni".

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