"Ambulanza della morte", barelliere sotto accusa non risponde al gip

Un fermo immagine del video che ricostruisce l'inchiesta, diffuso dai Carabinieri (Ansa)
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L'uomo, ritenuto responsabile di tre omicidi volontari, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo le ricostruzioni avrebbe ucciso alcuni malati in fin di vita iniettandogli aria nel sangue, per favorire un'agenzia di onoranze funebri vicina a clan mafiosi

Si è avvalso della facoltà di non rispondere il barelliere arrestato con l'accusa di omicidio volontario aggravato dall'avere favorito la mafia. L'uomo non ha risposto alle domande del gip, nell'interrogatorio di garanzia nel carcere di Catania dove è detenuto. Il 42enne è ritenuto responsabile dell'uccisione di tre persone anziane e malate per poter offrire ai famigliari i servizi a pagamento di onoranze funebri vicine a clan mafiosi della zona. Il suo legale, l'avvocato Salvatore Liotta, deciderà come procedere dopo avere letto tutti gli atti notificati sul ricorso davanti al Tribunale del riesame.

Le accuse

L'uomo, 42 anni, è accusato dalla Procura di avere ucciso, dal 2014 al 2016, tre malati terminali iniettando loro dell'aria con una siringa, provocandone il decesso per embolia sull'ambulanza, mentre il malato veniva trasportato dall'ospedale a casa. Secondo un collaboratore di giustiza, le cui rivelazioni hanno fatto partire l'indagine, approfittando del momento di grande dolore della famiglia, veniva proposto l'intervento di un'agenzia di onoranze funebri che, sottolinea il testimone, poi spartiva gli introiti con i clan mafiosi.

Sotto indagine altre morti sospette

Nell'inchiesta, denominata “Ambulanza della morte”, sono indagate altre due persone, non raggiunte da provvedimenti restrittivi. Del rapporto con le onoranze funebri e delle mani di Cosa nostra sui defunti, si erano già occupate altre due precedenti operazioni antimafia che hanno decimato le cosche della zona e i suoi vertici. Come confermato dalle indagini dei carabinieri della compagnia di Paternò, su ambulanze e onoranze funebri l'interesse dei clan è molto forte. La Procura di Catania ha fatto uno screening sui casi di morti sospette in ambulanza, rilevandone 50 tra il 2012 e il 2016. Di queste almeno una decina di "maggiore pregnanza processuale" e tre sono giunti al vaglio del Gip che le hanno ritenute credibili e sono state contestate al barelliere 42enne. A fare aprire l'inchiesta sono state le rivelazioni di un collaboratore di giustizia che si era recato in Procura per riferire dei fatti a sua conoscenza. Adesso l'inchiesta continua e i pm si concentreranno anche sulle altre morti sospette.

Ambulanze della morte, 10 casi sospetti

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