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Fidanzati uccisi a Pordenone, ergastolo per Giosuè Ruotolo

4' di lettura

L’ex militare 28enne, della provincia di Napoli, è stato condannato al carcere a vita per l’omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone, avvenuto il 17 marzo 2015 nel capoluogo friulano

Giosuè Ruotolo è stato condannato all’ergastolo per il duplice omicidio dei fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone. I due sono stati uccisi a colpi di pistola la sera del 17 marzo 2015 nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone. Ruotolo, 28 anni, ex militare di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, era l’unico imputato nel processo per l’uccisione dei due fidanzati: lui, Trifone Ragone, militare originario di Adelfia (Bari) di 28 anni, e lei, Teresa Costanza, 30 anni, assicuratrice milanese con radici siciliane. I giudici della Corte d'Assise di Udine erano riuniti in camera di consiglio da lunedì pomeriggio (6 novembre).

Le fasi del processo

Il dibattimento è cominciato il 10 ottobre dello scorso anno ed è andato avanti per 45 udienze. Al termine dell'istruttoria dibattimentale e di due giorni di requisitoria, il 20 ottobre, il pm Pier Umberto Vallerin aveva chiesto per Ruotolo la condanna all'ergastolo e due anni di isolamento diurno. "Ruotolo ha commesso gli omicidi per salvare la sua carriera", aveva affermato il pm nelle battute conclusive della requisitoria. "L'odio verso Trifone e la gelosia verso Teresa lo avevano assalito già da tempo. Togliendoli di mezzo sparivano due rivali, due minacce viventi, due persone verso cui covava odio già da tempo. E il suo futuro sarebbe tornato ad essere roseo - ha aggiunto - Abbiamo avuto il movente sempre sotto gli occhi e ce lo ha detto l'imputato stesso quando ha motivato le ragioni per cui non aveva riferito di essere stato al palazzetto quella sera: ‘Una sola attenzione avrebbe potuto compromettere il mio ingresso nella guardia di finanza che sarebbe avvenuto a breve’". I difensori dell’ex militare, invece, avevano chiesto l'assoluzione dell'imputato sostenendo che si trattava di un processo esclusivamente indiziario.

Il movente

Trifone Ragone e Teresa Costanza vengono uccisi nell'auto di lei, crivellati da sei colpi di pistola, alle 19:45 del 17 marzo 2015. In quegli stessi momenti Ruotolo viene localizzato, dalle telecamere di sorveglianza, in quello stesso posto e subito dopo davanti al laghetto di San Valentino dove il killer getta l'arma del delitto. Al militare sarebbe attribuito un movente: quattro mesi prima del delitto sarebbe stato picchiato da Ragone e minacciato di essere denunciato. Dal momento in cui Trifone aveva lasciato la casa in cui viveva con Giosuè ed altri due commilitoni, Ruotolo aveva aperto un profilo Facebook anonimo ed inviato messaggi a Teresa Costanza sotto il nome “Annalisa”, chiamandola “cornuta” e dicendo di essere un'amante di Trifone. Fino a quando Ragone non avrebbe scoperto chi si nascondeva dietro lo pseudonimo. Da qui, pare, l’idea di affrontare l’ex amico. Una discussione accesa, che sarebbe presto sfociata in lite in cui Giosuè avrebbe avuto la peggio.

Le reazioni

"Non ho mai avuto dubbi e l'ho sempre detto a chiare lettere. Tutti  gli elementi erano a carico di Ruotolo", commenta l'avvocato Serena Gasperini, legale della famiglia di Ragone. "Sotto il profilo della giustizia sono soddisfatta, dall'altro non fa  piacere sentire dare l'ergastolo a un giovane ragazzo. E' responsabile dell'omicidio di Teresa e Trifone e oggi c'è stata giustizia". Ha parlato anche la madre di Trifone Ragone, Eleonora : "Avere la condanna della giustizia umana non redime, per redimersi ci si deve convertire". Accanto a lei, addolorata, anche la mamma di Teresa Costanza, Carmelina: "Penso sempre a lei. L'unica cosa che mio sento di dire è di ringraziare i giudici e tutti quelli che hanno lavorato a questo processo", ha dichiarato.

Data ultima modifica 08 novembre 2017 ore 18:43

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