Infettò decine di donne col virus Hiv, pm chiede l'ergastolo

Cronaca

L'uomo è imputato per 57 espisodi di persone infettate dal virus. Dal 2006 al 2015, ha avuto rapporti non protetti pur sapendo di essere malato e secondo il pm "ha voluto seminare morte" consapevolmente. Lui si è sempre difeso dicendo di non conoscere i possibili danni

Ergastolo con isolamento diurno per due anni. È questa la richiesta di condanna del pm Elena Neri nei confronti di Valentino Talluto, il 32enne sieropositivo di Acilia accusato di aver contagiato decine di donne conosciute in chat a partire dal 2006. L’uomo, che è a processo dal marzo scorso di fronte alla terza corte d'assise di Roma, è accusato di epidemia dolosa e lesioni gravissime. Talluto "ha voluto seminare morte. Non merita alcuna attenuante - ha detto il pm - perché non ha mai mostrato alcun segno di pentimento, non ci ha mai aiutato durante le indagini e ha reso sempre dichiarazioni false".

Imputato per 57 episodi

L’uomo, dopo aver adescato le sue vittime in chat, le incontrava per avere rapporti sessuali, esclusivamente non protetti (inventando ogni volta una scusa) e senza averle mai informate di essere affetto dal virus dell’Hiv. In totale, l’imputato, presente in aula e ancora in stato di detenzione, deve rispondere di 57 episodi, oltre a due per i quali è stata chiesta l’assoluzione. Per quanto riguarda gli altri casi, si tratta di 30 contagi diretti (rapporti con amanti), 4 casi indiretti (tre partner di donne in precedenza infettate e un bimbo, nato nel 2012, figlio di una donna con cui l'uomo aveva avuto rapporti e al quale era stato diagnosticato il virus dell'Hiv all'età di otto mesi) e 20 casi di donne - e tre uomini - definite dal pm “delle vere miracolate”, perché scampate all’infezione.

Si è difeso dicendo che non sapeva che danni poteva causare

Durante gli interrogatori, Talluto si è sempre difeso sostenendo di non essere consapevole dei danni che avrebbe potuto causare per la sua sieropositività. L’uomo sapeva di avere il virus dell’Hiv dal luglio del 2006 ma non ha mai smesso di avere rapporti non protetti fino al giorno del suo arresto, il 24 novembre del 2015. “Non sapremo mai l'esatto numero delle persone che lui ha contagiato – ha sottolineato il pm Neri - Mancano i dati di coloro che non si sono curati negli ospedali della Capitale e che non sono stati rintracciati, visto che Talluto frequentava anche ragazze che venivano da fuori Roma".

Non è un processo alle vittime

"Questo non deve essere un processo alle ragazze che figurano qui come vittime", ha poi detto la rappresentante dell’accusa Elena Neri. "Queste giovani rappresentano una generazione che non conosce l'Aids, che non conosce i morti scaturiti da questa malattia, che legano solo alla tossicodipendenza e ai rapporti omosessuali". "Molte delle ragazze che hanno frequentato Talluto – ha concluso il pm - erano al loro primo rapporto e molte di loro si sono innamorate perché si fidavano di questa persona".

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