Agrigento, morti due operai caduti in una cisterna

Cronaca

I due uomini, 61 e 55 anni, sono precipitati mentre lavoravano nella diga Furore di Naro. Il pm Salvatore Vella ha aperto un fascicolo per omicidio e il governatore Crocetta ha annunciato una Commissione d’inchiesta

Grave incidente sul lavoro in provincia di Agrigento. Due operai hanno perso la vita dopo essere precipitati all'interno della cisterna del "sovrappieno" della diga Furore di Naro. I due uomini di 61 e 55 anni, entrambi originari dell’Agrigentino, stavano lavorando all’interno della vasca quando sono precipitati al suo interno con un volo di alcune decine di metri. Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, il cavo che sosteneva il cestello si sarebbe rotto facendo cadere gli operai in fondo alla cisterna, utilizzata per la raccolta dell'acqua piovana. Il pubblico ministero Salvatore Vella della Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo per omicidio, mentre il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, ha annunciato l'avvio di una Commissione regionale d'inchiesta: "Giustizia deve essere fatta - ha detto - chi ha sbagliato pagherà".

Il recupero delle salme

I due operai, al momento dell’incidente, stavano effettuando lavori di manutenzione agli impianti idrici all’interno della Diga Furore, a Naro, un bacino artificiale sul fiume Burraito, collegato alla Diga San Giovanni. Sul posto è dovuto intervenire il nucleo Speleo alpino fluviale (Saf) dei vigili del fuoco, che dopo aver individuato i corpi degli operai, ha fatto scendere, attraverso una scala, il medico legale. Il quale non ha potuto fare altro che constatare la morte dei due uomini, provocata dai traumi conseguenti alla caduta.

Cgil: dietro ogni morte "inosservanze degli obblighi di sicurezza"

"Non esistono 'tragiche fatalità' – ha dichiarato Massimo Raso, segretario della Cgil di Agrigento -: dietro ogni morte sul lavoro ci sono precise inosservanze degli obblighi di sicurezza". Secondo il segretario, infatti, l’incidente della diga di Furore di Naro "è ancora più grave" perché questa volta "il datore di lavoro è la Regione". "Le dighe siciliane da troppo tempo sono in stato di abbandono, il personale insufficiente, così come sono scarsi gli investimenti in manutenzione e sicurezza complessiva" ha aggiunto Raso. "Questa mattanza deve finire: tre morti al giorno sono un sacrificio umano non sopportabile".

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