Paziente muore dopo trapianto. Medici: cuore donatore era sano

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L'organo era stato espiantato a un paziente morto a Milano per i danni cerebrali successivi a un attacco cardiaco. I responsabili del San Camillo: "Il cuore era perfetto" ma per i consulenti del Tribunale di Roma "non era idoneo al trapianto". Lorenzin ordina verifiche

Un uomo di 61 anni è morto all’ospedale San Camillo di Roma qualche giorno dopo aver ricevuto il trapianto di un cuore che sarebbe stato espiantato a un paziente morto dopo un infarto. La vicenda, accaduta un anno fa e riferita oggi dai quotidiani La Repubblica e Il Messaggero, si è svolta tra l'ospedale San Raffaele di Milano, dove l'organo è stato espiantato, e il San Camillo di Roma, dove l'uomo è morto. La procura ha aperto un fascicolo per "omicidio colposo", passato di recente a Milano per competenza territoriale. Dalla consulenza medico legale sarebbe emersa una "inidoneità" del cuore ad essere trapiantato. "Il cuore era in condizioni perfette", sostengono invece i medici del San Camillo.

Lorenzin: errore tragico

Parla di "notizia gravissima” il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: "Un caso singolare per un sistema come quello italiano sui trapianti, che ha una procedura tra le migliori al mondo". "Attiveremo le procedure di verifica per comprendere cosa sia successo  - ha proseguito il ministro - mi sembra un errore tragico e inaccettabile, cercheremo di capire se e dove c’è stata una falla, e dove intervenire". 

L'avvocato di famiglia: era restio a farsi operare

"In questa vicenda ha perso la vita una persona che al momento dell'intervento stava bene. Era rientrato dalle vacanze per fare il trapianto, lui era restio ma le figlie volevano che si operasse per risolvere i suoi problemi di salute". È quanto racconta l'avvocato Loredana Vivolo, legale della famiglia del 61enne. "La procura di Roma - ha proseguito l'avvocato - ha svolto l'autopsia e poi disposto una consulenza sul cui contenuto mantengo il massimo riserbo ma la decisione di spedire il fascicolo a Milano, avvenuta il primo settembre 2017, fa pensare che il problema sia sorto lì dopo che l'organo è stato espiantato dal donatore". "Nei giorni intercorsi tra l'operazione e il decesso - ha continuato l'avvocato - l'uomo non ha mai ripreso conoscenza ed è stato sottoposto a vari interventi al punto che i familiari hanno deciso di presentare una denuncia per lesioni gravi quando il loro congiunto era ancora vivo". Il periodo a cui fa riferimento l'avvocato risale alla fine di agosto/inizio settembre del 2016. 

Le ipotesi della procura: errore medico a Milano

L'ipotesi della procura è dunque che l'errore medico si sia consumato al S. Raffaele. La consulenza medico legale della Procura avrebbe evidenziato una "inidoneità" del cuore ad essere trapiantato in un paziente di 61 anni. Secondo l'ipotesi degli inquirenti romani quindi, il decesso dell'uomo sottoposto a trapianto potrebbe essere conseguenza di un errore dell'equipe medica milanese, che aveva valutato l'organo idoneo e compatibile con il paziente romano in lista di attesa. 

San Camillo: "Complicanze non dovute al cuore. Era perfetto"

"Le complicanze del trapianto non sono dovute al cuore. Il cuore era in condizioni perfette e le procedure sono state rispettate. I problemi sono derivati dalle condizioni già critiche in cui versava l'uomo che ha ricevuto l'organo. Era un uomo di 61 anni, diabetico, più volte ricoverato per scompenso cardiaco grave". Così i medici del San Camillo di Roma durante una conferenza stampa organizzata per spiegare i dettagli della vicenda. "Le complicanze del trapianto, che purtroppo possono avvenire - hanno ribadito i medici - non sono dovute al cuore trapiantato". 

"Il cuore rispettava i criteri di idoneità"

Il paziente è stato chiamato "mentre era in villeggiatura con alcuni parenti" ed era in attesa di trapianto per problemi cardiaci "talmente gravi che i medici gli avevano dato al massimo un anno di vita". Il donatore, un uomo di 46 anni che aveva dato il suo consenso all'espianto degli organi, aveva avuto un attacco cardiaco, a Milano. I danni cerebrali conseguenti all’infarto ne avevano provocato la morte ma, secondo l’equipe medica che ha valutato il caso, il cuore rispettava i criteri di idoneità per il trapianto. 

Cnt: "I controlli avevano verificato la normale funzione cardiaca"

"Il cuore trapiantato nell'uomo che è deceduto era risultato normale dalla coronarografia, cioè nelle condizioni di essere trapiantato" ha spiegato il direttore del Centro Nazionale Trapianti (Cnt) Alessandro Nanni Costa. "Il donatore aveva auto un arresto cardiaco in una piscina - ha detto - ma successivamente aveva ripreso a battere normalmente". I danni cerebrali ne avevano causato la morte, ma, secondo quanto riferisce Nanni Costa, i controlli avevano poi verificato la normale funzione cardiaca ed il trapianto è avvenuto nei tempi stabiliti. Secondo quanto riferiscono i medici del San Camillo, il Cnt aveva già proceduto a effettuare verifiche lo scorso anno sul caso e non aveva riscontrato irregolarità nella procedura. "Bisogna pur ricordare che in un trapianto i rischi e le problematiche ci sono, anche agendo perfettamente – ha spiegato Nanni Costa - perché fanno parte dell'attività trapiantologica. Se un chirurgo promette un successo del 100%, dice una bugia. Per il trapianto al cuore vantiamo una sopravvivenza sopra l'80% a un anno dall'intervento, ma c'è sempre quella quota di 20%" che purtroppo non ce la fa".

Data ultima modifica 27 settembre 2017 ore 19:45

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