'Ndrangheta, sindaco di Seregno intercettato: "Ogni promessa è debito"

Cronaca

Secondo gli inquirenti, il primo cittadino di Seregno Edoardo Mazza avrebbe promesso il proprio sostegno al costruttore Antonio Lugarà per fargli ottenere i permessi per un cantiere. In cambio, l'imprenditore gli avrebbe fornito un pacchetto di voti 

"Ogni promessa è debito, no?". Queste sarebbero le parole del sindaco di Seregno Edoardo Mazza (eletto con Forza Italia), ai domiciliari con l’accusa di corruzione nell’ambito della maxi operazione contro la 'ndrangheta in Lombardia, intercettate alla fine di luglio 2015, mentre parlava al telefono con il costruttore Antonio Lugarà, in cella da questa mattina. Mazza avrebbe assicurato il proprio intervento per far ottenere all’imprenditore il via libera per edificare un centro commerciale, in cambio di un pacchetto di voti per l’elezione del giugno precedente a primo cittadino. Sono questi gli stralci di intercettazioni riportati nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Monza Pierangela Renda ed eseguita stamattina, 26 settembre. Secondo Renda, Lugarà, avrebbe avuto "una inusuale capacità di pervasione e controllo dei pubblici operatori, che ben può essere qualificata come 'tentacolare'". 

L'operazione dei carabinieri ha portato all’arresto di 27 persone tra Lombardia e Calabria, nell'ambito di un'inchiesta, partita nel 2015, sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel mondo dell'imprenditoria e della politica lombarda. Oltre alla corruzione, al centro delle indagini anche traffico di droga ed estorsioni.

Intercettazioni dimostrerebbero "rapporto corruttivo"

"Sì, tutto a posto, è passato, ho parlato con il sindaco adesso e mi ha detto 'ogni promessa è debito'". Il 30 luglio 2015, l’imprenditore Antonio Lugarà avrebbe parlato al telefono con il consigliere comunale (sempre di Forza Italia) Stefano Gatti – entrambi agli arresti -, riferendo quello che gli aveva detto il sindaco di Seregno. Un'intercettazione chiave secondo l’accusa, perché dimostrerebbe la realizzazione del rapporto corruttivo tra il sindaco Edoardo Mazza e il costruttore. Il gip Renda scrive che dalle intercettazioni risulta "con plastica evidenza il supino asservimento" di Mazza "agli interessi" di Lugarà al punto da informarlo "dell'adozione del piano attuativo" in vista della costruzione del centro commerciale in una "logica di restituzione del supporto politico-elettorale".

Il coinvolgimento di Mantovani

"Ciao Mario ti ringrazio molto per la vittoria di Seregno è anche merito tuo quando puoi ti vorrei incontrare". Questo invece il testo di un sms che Lugarà avrebbe inviato nel giugno del 2015 a Mario Mantovani, ex vicepresidente della Regione Lombardia e consigliere regionale indagato per corruzione. Dagli atti, infatti, sembra emergere che "il giorno successivo il ballottaggio elettorale, da cui usciva vincitore Mazza", il consigliere comunale Stefano Gatti, avvisava l'imprenditore Lugarà "della vittoria e quest'ultimo ringraziava Mantovani per il suo determinato supporto". Stando all'ordinanza, Mantovani sarebbe stato "all'epoca il politico di riferimento di Lugarà".

Procuratore di Monza: "A Seregno tutti sanno"

"A Seregno chi deve sapere sa. Tutti sanno da tempo immemore" ha affermato il procuratore della Repubblica di Monza, Salvatore Bellomo. "Una corruzione che non prevede più il passaggio di denaro, è molto più sottile e molto più pericolosa perchè coinvolge in pieno il senso di democrazia grazie al reperimento fraudolento del consenso popolare". Bellomo si è detto “basito, perché i toni utilizzati da questo imprenditore che parla col sindaco come se fosse il suo zerbino sono desolanti”. Bellomo poi ha spiegato come "gli atti del sindaco e di Stefano Gatti, quest'ultimo eletto proprio per fare gli interessi dell'imprenditore, abbiano portato l'intera amministrazione comunale a compiere atti contrari ai doveri di ufficio”.

Armi e soldi nel filone dell'indagine sul traffico di droga

Per quanto riguarda il filone dell’indagine legato alla droga, i carabinieri hanno scoperto che i trafficanti erano per lo più originari di San Luca (Reggio Calabria) e custodivano armi in un appartamento di Cabiate (Como) che usavano come base logistica. "Due kalashnikov?", avrebbe chiesto in un'intercettazione uno degli arrestati. La risposta: "Il mitra! Li ha buttati giù nel garage. Sì ma io pensando dopo... il kalashnikov è arma da guerra, se mi trovano mi fanno il c...". Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 7,5 chili di cocaina e 400mila euro in contanti ed è emerso che la "locale" di Mariano Comense riusciva a piazzare sul mercato oltre 50 chili di cocaina in un mese e a inviare un milione di euro a San Luca.

La "talpa" all'interno della Procura

Tra gli arrestati, è spuntata anche una "talpa" all’interno della Procura di Monza. Un addetto alla sezione definizione affari semplici è infatti ai domiciliari con l’accusa di favoreggiamento personale per avere, tra le altre cose, rivelato nel febbraio 2016 al costruttore Lugarà, "il quale si faceva poi parte attiva nel comunicarlo ai diretti interessati, oltre all'iscrizione nel registro degli indagati, anche l'esistenza di attività di intercettazioni a loro carico, avvertendoli di prestare attenzione nel corso delle conversazioni telefoniche".

Cronaca: i più letti