Xylella, gli scienziati sotto accusa si difendono

Cronaca

Piero Ancona

Dopo il sequestro dei supporti informatici nelle sedi del Dipartimento di scienze del suolo di Bari, il responsabile Francesco Porcelli dice a SkyTg24: "Siamo dalla stessa parte" . Gli inquirenti vogliono capire se ci si è mossi per tempo

La Xylella, in Puglia, ci è arrivata davvero con le piante ornamentali del Costa Rica importate da un vivaio salentino? E una volta scoperto il batterio negli ulivi di Gallipoli, ci si è mossi per tempo per fronteggiare l’emergenza?

Sequestrati i materiali informatici dei ricercatori - Le risposte a questi ed altri interrogativi, i pm della Procura di Lecce che indagano sulla complessa vicenda le cercheranno ora nei computer portatili, negli hard disk, nelle pen drive e negli altri supporti informatici fatti sequestrare da Guardia di finanza e Corpo forestale nelle sedi del Cnr e del Dipartimento di Scienze del Suolo della Pianta e degli Alimenti di Bari. Appartengono agli esperti ai quali la Regione ha affidato prima la ricerca e ora la lotta al terribile batterio che minaccia il patrimonio olivicolo pugliese, particolare questo che rende “anomalo” il provvedimento della Procura.

Gli scienziati si difendono
- “Siamo dalla stessa parte della barricata”, commenta sorpreso Francesco Porcelli, responsabile del Disspa, che però non intende polemizzare con l’autorità giudiziaria.  Nei laboratori del suo Dipartimento, dove sono tutti certi che quella che sta uccidendo gli ulivi del Salento sia la “Xylella Fastidiosa Pauca CoDiRo”, ceppo identico a quello isolato in Costa Rica, è stato individuato l’insetto vettore, la “Farfallina sputacchina”, che tra poco entrerà nella fase più pericolosa della sua crescita, quella che gli permetterà di saltare di pianta in pianta, portandosi dietro il batterio. Da qui la necessità di intervenire, drasticamente e nel più breve tempo possibile. Le misure da adottare ci sarebbero, e le ha fissate nei giorni scorsi il Comitato Fitosanitario Permanente dell’Unione Europea, ma tutto è fermo in attesa che il Tar del Lazio si pronunci sui tre ricorsi presentati da aziende biologiche, vivai e coltivatori.

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