Compravendita di parlamentari, nuova indagine su Berlusconi

Cronaca

All'indomani dell'avvio del processo per la corruzione dell'ex senatore Idv De Gregorio, la notizia di un nuovo filone di indagine che riguarda una decina tra deputati e senatori, che avrebbero votato contro il loro partito in cambio di soldi o benefit

Una decina di parlamentari disponibili a votare contro il proprio partito in cambio di soldi o altri benefit: a Napoli sarebbe stato aperto un nuovo filone di indagine sulla compravendita di deputati e senatori che toccherebbe Silvio Berlusconi. La notizia è pubblicata questa mattina dai principali quotidiani, all’indomani della prima udienza del processo che si è aperto ieri 11 febbraio a Napoli a carico di Silvio Berlusconi e Valter Lavitola, accusati di aver corrotto con 3 milioni di euro l’ex senatore dell’Italia dei Valori Sergio De Gregorio (che ha patteggiato nel primo filone dell'inchiesta una condanna a un anno e 8 mesi).

I reati che sarebbero stati ipotizzati, al momento senza indagati, sarebbero finanziamento illecito e corruzione. I fatti in questione sarebbero il voto sulla sfiducia a Berlusconi andato a vuoto il 14 dicembre 2010 e altre votazioni relative alle vicende giudiziarie che coinvolgevano il Cavaliere. Si tratterebbe dei casi Ruby e diritti tv. La convinzione dei magistrati, sostenute anche dalla testimonianza di Sergio De Gregorio, è che ci fosse un vero e proprio 'sistema di elargizione' che ha coinvolto partiti e parlamentari. Anche per questo sarebbe stato acquisito dalla Gdf l'elenco dei parlamentari che, nelle diverse occasioni, votarono contro l'indicazione del proprio partito in commissione e poi in aula.

Le verifiche prenderebbero le mosse da quanto avvenuto il 14 dicembre del 2010 quando la mozione di sfiducia a Berlusconi fu respinta alla Camera per 314 voti contro 311. Le indagini si focalizzerebbero sul ruolo decisivo dei quattro deputati di Fli - citati da Corriere della Sera e Repubblica - che si schierarono a favore del Cavaliere e contro l'indicazione del loro gruppo, guidato da Gianfranco Fini: Catia Polidori, poi nominata sottosegretario allo Sviluppo; Maria Grazia Siliquini, poi designata nel Cda delle Poste; Giampiero Catone, diventato sottosegretario all'Ambiente; Silvano Moffa, eletto presidente della commissione Lavoro della Camera. Gli accertamenti, affidati al Nucleo di polizia tributaria, puntano a scoprire eventuali collegamenti tra il voto dei quattro deputati e le loro successive nomine.

Un altro momento sotto la lente della magistratura riguarderebbe la votazione del 5 aprile 2011, quando la Camera sollevò conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale sul caso Ruby. In questa occasione, scrive il Messaggero, 'decisivi furono i voti dei Lib-dem Daniela Melchiorre e Danilo Tononi, oltre che dell'ex Mpa Aurelio Misiti'. Il giornale di Roma cita poi i parlamentari ex Fli 'che a febbraio 2011 impedirono che Berlusconi fosse perquisito in relazione al caso Ruby': Roberto Rosso, Giulia Cosenza e Luca Barbareschi.

Cronaca: i più letti

[an error occurred while processing this directive]