La Corte costituzionale boccia l'ergastolo "retroattivo"

Cronaca

La Consulta ha decretato l'illegittimità di una norma del 2001 che consentiva l'applicazione del carcere a vita anziché dei 30 anni anche per chi aveva già scelto il rito abbreviato. La sentenza potrebbe portare alla scarcerazione di detenuti per mafia

La Consulta ha 'bocciato' l'ergastolo retroattivo. La Corte Costituzionale ha decretato l'illegittimità di una norma del 2001, che, retroattivamente, per coloro che avevano scelto il rito abbreviato, consentiva l'applicazione dell'ergastolo anziché della pena più favorevole dei 30 anni. Una decisione che ora rischia di far uscire dal carcere anche soggetti condannati per gravi reati, forse anche detenuti per reati di mafia.

La sentenza, la n. 210 di cui è relatore il giudice Giorgio Lattanzi, è stata depositata ieri 19 luglio e ha censurato l'articolo 7 del decreto legge 341 del 24 novembre 2000, convertito in legge il 19 gennaio 2001, che fissava la condanna dell'ergastolo senza isolamento diurno e non i 30 anni. La Corte Costituzionale ha ritenuto in parte fondati i rilievi mossi dalle sezioni unite della Cassazione a seguito del ricorso presentato contro un provvedimento del Tribunale di Spoleto.

La decisione della Consulta impatta sulle posizioni di coloro che, pur avendo formulato richiesta di giudizio abbreviato sulla base delle leggi precedenti, quando il massimo previsto era di 30 anni, sono stati giudicati dopo l'entrata in vigore del decreto del 2001. Tale decreto ha previsto, anche con il rito abbreviato e in presenza di talune circostanze, la possibilità dell'ergastolo, con effetto retroattivo, ma tale proprio previsione è stata bocciata dalla Consulta. Questo fa sì che soggetti condannati all'ergastolo in forza della norma del 2001 - e che quindi non hanno potuto usufruire di un trattamento sanzionatorio più favorevole - possano ora chiedere la revisione della pena.

Nel pronunciamento della Corte Costituzionale si fa riferimento a una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la sentenza Scoppola del 17 settembre 2009, che ha fissato non solo il principio della irretroattività delle leggi penali più severe, ma anche quello della retroattività della legge penale meno severa.

Anche se le conseguenze di questa novità sono tutte da valutare nel dettaglio, si tratta di una decisione destinata a far discutere soprattutto per i suoi effetti e per la possibilità di scarcerazioni "importanti".

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