Inchiesta bus, Alemanno: "Tutto fu deciso prima di me"

Cronaca

Dopo le dichiarazioni dell'imprenditore Edoardo D'Incà Levis che ha chiamato in causa la segreteria del sindaco in una vicenda di tangenti, il primo cittadino di Roma replica: "Non potevamo influenzare la gara d'appalto"

"Non avevamo nessun potere di influenzare la gara, era stato deciso e determinato tutto prima di noi". Il sindaco di Roma Gianni Alemanno anticipa di qualche ora il rientro da Israele per spiegare che la sua amministrazione con la storia della tangente da 600mila euro per la commessa dei 42 bus della Breda Menarini "non ha nulla a che fare".

In una conferenza stampa  Alemanno risponde punto su punto alle accuse piovute dall'imprenditore Edoardo D'Incà Levis che in un interrogatorio dell'8 gennaio indica come collettore della mazzetta "la segreteria d'Alemanno", citando l'ex ad di Breda Menarini Roberto Ceraudo, arrestato giorni fa.

"Il comune di Roma non ha nulla a che vedere con questa vicenda, il nostro potere di influenza era pari a zero. E' una speculazione politica creata su dichiarazioni confuse - dice davanti ai giornalisti - a che titolo poi la segreteria poteva influenzare questa gara visto che non c'era neanche un mezzo tecnico per farlo? Quando fu pubblicato il bando di gara, il 28 gennaio 2008, ancora non si erano svolte le elezioni. Quindi è stato fatto da altri e non da noi". E aggiunge: "quando fu definita la presentazione delle offerte, il 28 aprile 2008 alle ore 12.00, ancora non si sapeva chi era stato eletto e io non ero sindaco di Roma".

Alemanno è deciso anche nel difendere la correttezza dell'ex ad dell'Ente Eur, Riccardo Mancini, dimessosi due giorni fa, indagato e indicato come uno dei destinatari della tangente. "Penso che Mancini non sia coinvolto in questa vicenda - dice  domandandosi poi il perché delle accuse all'ex ad dell'Ente Eur - .A quale titolo veniva messo in mezzo? Mancini è stato importante nella mia campagna elettorale".

Il sindaco non è solo risoluto nel respingere le accuse d'Inca' Levis ma ribadisce la sua candidatura a sindaco di Roma e la volontà di "non permettere a tutto questo d'influenzare la campagna elettorale". "Mi ricandiderò e non tornerò indietro per colpa di queste confuse affermazioni. Credo che i cittadini romani non si faranno influenzare da queste sciocchezze - aggiunge - . Lasciamo lavorare la magistratura ed evitiamo la battaglia mediatica". Poi, dopo avere sottolineato la solidarietà di tutto il centrodestra Alfano compreso, una stoccata al Pd e alla sinistra che ha chiesto le sue dimissioni. "Alcune persone hanno anche chiesto le mie dimissioni senza aver visto le carte - conclude - Vorrei evitare di gettare l'amministrazione nella rissa elettorale di questi giorni. Quello che chiedo è di avere quella prudenza che permette di non trasformare ogni vicenda in un polverone mediatico".

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