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Franzoni, no ai domiciliari per assistere il figlio

Anna Maria Franzoni
1' di lettura

Il Tribunale di Sorveglianza di Bologna nega alla donna, condannata a 16 anni per l'omicidio del piccolo Samuele, di scontare il resto della pena a casa. "E' decaduta la potestà genitoriale", dicono i giudici

Il tribunale di Sorveglianza di Bologna ha negato la detenzione domiciliare ad Anna Maria Franzoni, condannata a 16 anni di reclusione per il delitto del figlio Samuele Lorenzi avvenuto nel gennaio 2002 a Cogne. La donna aveva chiesto di scontare a casa il residuo della pena per assistere uno dei due figli. Il tribunale ha detto no perché decaduta dalla potestà genitoriale.

No ai domiciliari per assistere il figlio - Già alla fine di luglio la Cassazione aveva negato alla Franzoni la possibilità, per almeno i prossimi quattro anni, di poter usufruire di permessi premio per uscire dal carcere di Bologna dov'è reclusa. Il motivo, spiegava la Cassazione, era la gravità del reato commesso e le regole fissate dall' Ordinamento penitenziario nei confronti dei detenuti pericolosi.
Ad avviso della Prima sezione penale della Suprema Corte, a carico della Franzoni opera il principio della "preclusione temporale", in relazione alla pena finora espiata, per poter provare a chiedere di trascorrere tre giorni al mese con la famiglia. Per i reati gravi come quello per il quale è stata condannata, rilevava la Cassazione, i detenuti al pari di chi viene condannato per mafia e terrorismo, devono aspettare di aver scontato in carcere "almeno metà della pena".

Franzoni deve scontare ancora 12 anni di carcere - Rispetto ai sedici anni ai quali ammonta la condanna, la Franzoni deve scontare ancora dodici anni e tre mesi. Quindi dovrà attendere circa quattro anni per tentare di uscire dalla cella. Nell'agosto del 2010, la Franzoni aveva chiesto - senza ottenerlo - un permesso straordinario per assistere il suocero malato e poi deceduto lo stesso mese.

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