Così si muore a Genova, cercando di ripararsi dal nubifragio

Cronaca
Cataste di auto in via Fereggiano a Genova
maltempo_genova_via_fereggiano

Le vittime sono state travolte da un'onda di fango e detriti mentre tentavano di sfuggire all'alluvione che ha fatto esondare i torrenti. Si erano rifugiate nell'androne di un palazzo nel quartiere dello stadio Marassi. Le storie di chi non ce l'ha fatta

Lo speciale sull'alluvione in Toscana e Liguria
Tutti gli aggiornamenti

LE FOTO: L'alluvione - Le immagini su Facebook - Le persone sorprese per strada - La città in ginocchio

LE TESTIMONIANZE - "Ho visto tutto trascinato via" - "Il mio rientro nella città nel venerdì più nero" - "Così ho visto morire una bambina" - Il tam tam sul Web -  - Gli esperti: bisognava intervenire prima - Il sindaco Vincenzi: "Abbiamo fatto poco terrorismo"

GLI APPROFONDIMENTI - Così si muore a Genova - Un uomo trascinato per metri in balìa dell'acqua - I video amatoriali - Gli aggiornamenti in tempo reale - Salta la partita Genoa - Inter - Colpite le stesse zone dell'alluvione del 1970

(In fondo all'articolo tutti i video sull'emergenza in Liguria)

Via Fereggiano 2/b, Genova, quartiere Marassi: dietro la porta di vetro e acciaio del condominio una scala sale alla salvezza, l'altra scende nell'inferno. Cinque persone, tre donne e due bambine, dentro a quell'androne, venerdì 4 novembre, hanno avuto la sorte contro: mentre cercavano di salire sulla scala che portava alla vita, sono state trascinate giù per l'altra scala, travolte da un’onda di fango che ha devastato mezza Genova. Sono morte tutte. Erano da poco passate le 13.

Fuggono in un androne - L'androne dove hanno cercato inutilmente scampo è nel popoloso quartiere di Marassi, una strada di negozi, artigiani, bar e famiglie a pochi passi dallo stadio Luigi Ferraris. All'una, nonostante l'allerta meteo, era ancora abbastanza affollato da persone che tornavano a casa a mangiare o si affrettavano nell'ultima spesa. L'onda di piena del torrente Fereggiano (GUARDA IL VIDEO) è arrivata improvvisa e ha travolto tutto: persone, auto, bus, motorini. Li ha scaraventati a valle per centinaia di metri invadendo ogni antro, ogni palazzo.

Perde la vita una donna con le due figlie -
All'altezza del numero 2/b di via Fereggiano la strada fa una curva. L'edificio ha fatto da sponda all'onda di piena. Un'auto si è accartocciata proprio di fronte, contro il palo che segna i ritardi dei bus alla fermata. Un'altra ha invece travolto l'inferriata del giardino che ‘protegge' l'ingresso. In quel portone ha cercato scampo Shpresa Djala, albanese di 28 anni, con la figlia piccola Gianissa Djann, 1 anno, e la maggiore, Gioia, di 8. Sono tutte morte. Le tre albanesi erano in auto con un parente che si è fermato davanti a un bar qualche metro più avanti. Voleva recuperare alcune cose in un magazzino di sua proprietà, le ha fatte scendere. "Aspettatemi qui", ha detto loro. "Quando sono tornato non le ho viste più – ha poi raccontato disperato ai cronisti –. È tutta colpa mia". Loro si erano spostate perché avevano visto l'onda e hanno tentato di fuggire. Rifugiandosi nell'androne.

Una mamma muore cercando il figlio. Lui è salvo -
Disperata, è corsa lì anche Angela Sanfilippo, 40 anni, che aveva preso il figlio al liceo Cassini e lo stava portando a casa in auto, a Quezzi. È morta anche lei. Il figlio, Domenico, 15 anni, è stato salvato all'ultimo istante da un inquilino di via Fereggiano 2/b, Francesco Plateroti, 45 anni, benzinaio che aveva fatto il turno di notte e stava dormendo. La trappola d'acqua ha inghiottito le donne. Ma lui, il benzinaio, ha fatto in tempo a salvare un altro scampato, un signore sessantenne di cognome Ranieri che - tra l'altro - lui conosceva. Insieme al ragazzo è rimasto aggrappato a una ringhiera delle scale con l'acqua alla gola. "Gridavano aiuto e sono sceso – ha raccontato il benzinaio –. Non riuscivo a tirarli fuori, la corrente li tirava giù. Non so neppure io come sono riuscito a farlo".

I familiari subito sul luogo - Nello scantinato sono arrivati quasi subito i familiari dei morti. Bernardo Sanfilippo è guardia penitenziaria nel vicino carcere di Marassi. Lo ha chiamato il figlio mentre portava un detenuto all'Ospedale San Martino. "Papà, la mamma è rimasta sotto l'acqua". È arrivato e ha iniziato a urlare ai colleghi che lo avevano preceduto: "Aiutatemi". Ha messo le mani nel fango e ha tirato fuori una bimba piccola piccola, gonfia per l'acqua. Ha urlato e l'ha data a un uomo lì accanto: era il papà albanese appena accorso, che si è così ritrovato in braccio, di colpo, la sua piccola. Morta. Sotto quell'acqua c'era il resto della sua famiglia.

Tra le vittime anche una ragazza e una donna di 50 anni - Anche Maria Costa, detta Serena, è morta in via Feraggiano. Aveva 19 anni. Era andata a prendere a scuola il fratello di 14 anni. La piena li ha travolti sul motorino. Lui si è salvato, lei no. Non ha avuto scampo nemmeno Evelina Pietranera, 50 anni. Vendeva riviste e giornali all'edicola di via Fereggianno. A identificarla è stato il marito. L'ha riconosciuta dalle scarpe. L'uomo ha raccontato all'obitorio del San Martino che la moglie gli aveva appena dato il cambio in edicola. Lui nel primo pomeriggio era tornato a casa. Ha poi saputo dalla televisione che tra le vittime vi era una donna di 50 anni che doveva essere identificata. Ha telefonato ai carabinieri. Poi la tragica conferma.

Cronaca: i più letti

[an error occurred while processing this directive]