Tarantini: "Da Berlusconi solo atti di generosità"

Cronaca

Sei ore di interrogatorio per l'imprenditore indagato per una presunta estorsione ai danni del premier: "Non sapeva che pagavo le ragazze ospiti nelle sue case". La difesa: rapporto di amicizia disinteressato. L'INTERVISTA

(nel video sopra l'intervista al legale di Gianpaolo Tarantini)

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6 ore: tanto è durato l'interrogatorio di garanzia per Gianpaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto, indagati a Napoli per una presunta estorsione ai danni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Al termine di esso, Woodcock si è limitato a dire: "E' stato un interrogatorio lungo. Non posso dire altro".
Ma intanto filtrano le prime indiscrezione sul memoriale difensivo dell'imprenditore presentato in queste ore dalla difesa. Nel testo, secondo quanto riportano le agenzie, Tarantini ammette di aver ricevuto danaro dal premier ma puntualizza, così come sostenuto da Berlusconi, che si trattò di un atto di "liberalità".
L'imputato sottolinea quindi di avere ricevuto dal premier, tramite Lavitola (anche lui indagato), un appannaggio mensile di 20mila euro fino allo scorso luglio; il danaro era ritirato dalla moglie, Angela Devenuto, presso gli uffici dello stesso Lavitola in via del Corso.

"500mila euro per avviare attività imprenditoriale" - Nel memoriale, di 14 pagine, Tarantini afferma anche di aver chiesto a Berlusconi un prestito di 500mila euro per avviare un'attività imprenditoriale; il premier avrebbe acconsentito a tale richiesta, ma l'imprenditore si dice convinto che la somma sarebbe stata trattenuta da Lavitola.
Tarantini nega di avere estorto danaro al premier e ribadisce di aver chiesto aiuto a Berlusconi per le difficoltà economiche in cui si trovava.
Il danaro corrisposto serviva all' imprenditore per "esigenze di vita": A mio carico, oltre alla mia famiglia, composta da mia moglie e da due bambine di due e sette anni, vi è quella di mio fratello, composta da moglie e figlio, nonché la mia anziana madre vedova. Peraltro ho numerosi debiti personali lasciati a Bari che non ho potuto onorare".

"Berlusconi non sapeva che pagavo le ragazze" - Tarantini esprime poi dispiacere per aver coinvolto Berlusconi nello scandalo: "Ribadisco che egli è completamente estraneo avendo io retribuito le ragazze che venivano ospitate presso la sua abitazione a sua assoluta insaputa".
L'imprenditore pugliese spiega inoltre di avere informato Berlusconi attraverso Lavitola. "Avevo timore che una mia eventuale uscita dal processo avrebbe potuto determinare una caduta di attenzione da parte del presidente per le mie vicende".
In particolare, in colloquio con Lavitola, l'indagato spiega che durante il quale disse di non essere d'accordo con l'ipotesi di patteggiamento che gli era stata prospettata in relazione al processo di Bari sulle escort.
"Mi rendo conto - aggiunge l'imprenditore - della puerilità del mio agire, avendo in quel momento anche dubitato della spontaneità e generosità del presidente, però occorre sottolineare che all'epoca io ero ancora in attesa del finanziamento di 500mila euro che mi era stato promesso".

Il pm Laudati chiede un'ispezione - Intanto il procuratore di Bari, Antonio Laudati, smentisce le accuse che lo riguardano contenute nelle conversazioni telefoniche tra Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola. Si dice tranquillo, chiede a propria tutela una ispezione ministeriale ottenendo l'assenso del ministro della giustizia che valuterà le carte.
Il giorno dopo la notizia che la procura di Lecce indaga su magistrati baresi per la gestione dell'inchiesta sulle escort portate dall'imprenditore Tarantini a palazzo Grazioli, il procuratore Laudati esce dal silenzio e si difende. In una lettera ai giornali ribatte punto per punto alle accuse contenute nelle intercettazioni delle telefonate tra Tarantini e Valter Lavitola di avrebbe rallentato la chiusura dell'inchiesta sulle escort per evitare la pubblicazione di intercettazioni mediaticamente compromettenti per il premier. E poi assicura, "se emergeranno ombre sul mio operato chiederò al Csm di essere destinato ad un altro incarico".

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