Diritti tv, Berlusconi e figlio indagati a Roma

Cronaca
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Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi oggi a Milano alla festa della Libertà di Milano, domenica 3 ottobre 2010. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Il premier e Piersilvio, sotto inchiesta nell'ambito di uno stralcio del processo milanese sui diritti di Mediaset. Ammonterebbe a 10 milioni di euro la frode fiscale ipotizzata dai magistrati. Ghedini: contestazioni identiche a quelle di Milano

Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, il figlio Piersilvio e altri dirigenti Mediaset sono indagati a Roma per evasione fiscale e reati tributari nell'ambito di uno stralcio dell'inchiesta milanese sulla compravendita dei diritti tv e cinematografici Mediaset. Secondo quanto si è appreso sarebbero stati convocati in procura a Roma il 26 ottobre prossimo. La data è indicata nell'invito a comparire notificato ai due indagati. Il premier e il figlio, stando alle indiscrezioni, potrebbero non presentarsi.

Gli accertamenti sono affidati al procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani ed al sostituto Barbara Sargenti. L'attività della procura di Roma è cominciata in seguito all'invio di atti, per competenza territoriale, relativi alle imposte del 2003 e del 2004.
Nel quadro di questi accertamenti partiti dal capoluogo lombardo, Berlusconi e le altre persone coinvolte - circa una decina - erano finiti nel registro degli indagati ed in questa veste le loro posizioni sono state trasmesse a Roma. La competenza romana è determinata dal fatto che nelle due annate prese in esame la sede legale di Rti era nella capitale.

E' di circa dieci di milioni di euro, secondo quanto si apprende, l'ammontare della presunta frode fiscale. Gli inquirenti, in sostanza, ipotizzano che siano stati gonfiati i prezzi dei diritti acquistati presso alcune importanti società di produzione (major) statunitensi.

Tali operazioni di sovrafatturazione, sono l'ipotesi di lavoro degli inquirenti, avvenute per il tramite di società di intermediazione americane, avrebbero consentito alle società controllate da Fininvest (Rti, Mediatrade) di scaricare, ai fini delle detrazioni fiscali, cifre superiori a quelle effettivamente sborsate. Non solo: la differenza tra le somme investite e quelle indicate nelle fatture (allegate ai bilanci societari) sarebbero, sempre per l'ipotesi di accusa della procura, state utilizzate per la creazione di fondi neri attraverso un complesso giro che avrebbe portato il danaro dapprima in estremo oriente e, quindi, in Italia

Il reato per il quale Berlusconi e le altre persone coinvolte nel procedimento va in prescrizione la prossima settimana. Per la frode fiscale è infatti prevista la prescrizione dopo 5 anni, a meno che non venga inviato un invito a comparire, nel qual caso il tempo si allunga a sette anni e e mezzo.
L'inchiesta nasce da quella milanese che ha portato a un processo in cui il presidente del Consiglio risponde di frode fiscale. Il dibattimento è stato sospeso per consentire alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sulla legittimità del lodo Alfano.

Sulla vicenda interviene l'avvocato del premier Niccolò Ghedini secondo cui "le indagini che sarebbero in corso presso la Procura di Roma, che agirebbe in quanto alcune società avevano ivi sede, non possono che sostanziarsi nella contestazione di ipotesi praticamente identiche a quelle già prospettate dalla Procura di Milano, ancorché per anni diversi". "Dall'eventuale prosieguo delle indagini - aggiunge Ghedini - si potrà comunque agevolmente evidenziare come i prezzi dei diritti fossero assolutamente congrui e acquistati da società terze e che pacificamente il presidente Berlusconi e Piersilvio Berlusconi sono totalmente estranei ai fatti in oggetto, dovendosi quindi pervenire ad una pronta archiviazione".

"Non è certo una novità. Si tratta di un filone minore dell'inchiesta che è già in corso a Milano. La competenza di questo è a Roma perché la società interessata ha sede nella capitale", ha aggiunto un altro legale del premier, Piero Longo, interrogato dai cronisti a proposito della notizia.

Alcuni inviti a comparire sono stati inviati dagli inquirenti ad alcuni degli indagati, tra questi sicuramente i dirigenti Frank Agrama e Roberto Pace. L'invito a comparire blocca i termini di prescrizione dei reati che sarebbero previsti nel 2012. Nel registro degli indagati compaiono tra gli altri anche i nomi di Giorgio Dal Negro, Daniele Lorenzano, Andrea Goretti (ex amministratore delegato di Rti all'epoca dei fatti contestati). Agli indagati vengono contestati reati legati all'evasione fiscale e altre fattispecie tributarie. Le carte dell'inchiesta sono giunte in procura a Roma la scorsa estate.

"Ogni tanto siamo indagati, ci tirano in ballo, è la solita cosa": così ha commentato la vicenda il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, a margine della conferenza stampa per "Aperitivo in concerto". A Confalonieri è stato chiesto se, oltre a Silvio e Piersilvio Berlusconi, anche lui figura tra gli indagati: "Non ho ancora ricevuto nulla - ha risposto - tante volte si riceve più dalla stampa che dai giudici. Si tratta di uno stralcio di un'altra delle tante, è come quella che c'è già a Milano".

"In relazione alle indagini Mediatrade-Rti, Mediaset precisa innanzitutto che si tratta sostanzialmente di una duplicazione per anni diversi del medesimo processo pendente presso il Tribunale di Milano", che dichiara la totale estraneità di Pier Silvio Berlusconi e degli altri dirigenti indagati a Roma per la vicenda della compravendita dei diritti televisivi Mediatrade-Rti. "Nel merito - prosegue la nota - Mediaset ribadisce che i diritti cinematografici oggetto dell'inchiesta sono stati acquistati a prezzi di mercato e che tutti i bilanci e le dichiarazioni fiscali della società sono stati redatti nella più rigorosa osservanza dei criteri di trasparenza e delle norme di legge. La documentazione dimostrerà la totale estraneità di Pier Silvio Berlusconi e degli altri dirigenti coinvolti alle accuse ipotizzate di frode fiscale. Non si può infine evitare di sottolineare l'assurdità delle contestazioni: un procedimento in cui Mediaset è semmai parte lesa si ritorce infatti contro la società e i suoi dirigenti".


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