Famiglie arcobaleno, vivere da genitori gay in Italia

Cronaca
Famiglie Arcobaleno durante il Gay Pride di Bologna - Immagine di Redglow da Flickr
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I figli di genitori omosessuali sono ormai oltre 100mila, ma "per lo Stato io, nei confronti del mio bambino, sono un completo estraneo" racconta a Sky.it un padre. Per farsi sentire si sono dati appuntamento Giulianova, in Abruzzo, dal 15 al 17 ottobre

di David Saltuari

In un paese come l'Italia, dove regolamentare le unioni civili è diventato il campo minato per tutte le forze politiche, parlare di genitori omosessuali sembra un tabù inaffrontabile, un tema talmente spinoso che, a livello parlamentare, ben pochi si sentono di parlarne. Eppure, come sempre più spesso accade, senza aspettare risposte dalla politica, la voglia di vivere degli omosessuali italiani ha ampiamento superato la capacità di immaginazione della classe dirigente nazionale. E di genitori gay, le cosidette famiglie arcobaleno, ne esistono ormai a migliaia.

"Quando la società produce un fenomeno - dice Ivan Scalfarotto, vice presidente del Pd - la politica dovrebbe parlarne, invece l'omogenitorialità è qualcosa che viene completamente ignorato". Nel libro che ha scritto insieme a Sandro Mangiaterra "In Nessun Paese", dedicato ai diritti dei gay in Italia, Scalfarotto riporta una ricerca condotta da Arcigay secondo cui i figli di genitori omosessuali oggi in Italia sono oltre 100mila. Una realtà a cui la politica, però, non vuole guardare. "Lo dico senza polemica - continua Scalfarotto - ma su questi temi anche una figura come Nichi Vendola, che si è detto contrario alle adozioni per i gay, è più a destra di David Cameron. Da noi sembrano tabù, eppure a pochi chilometri dai nostri confini, a Nizza come a Lugano se ne parla senza problemi".

E se il Palazzo ignora, ci si autorganizza. A riunire le famiglie arcobaleno esiste ormai da cinque anni l'omonima associazione, che dal 15 al 17 ottobre si riunirà in assemblea a Teramo. "Ci troviamo per ragionare insieme sulla nostre esperienze, per prendere forza a vicenda, per incoraggiarci l'un l'altro e per sentirci meno soli" spiega la presidentessa dell'associazione, Giuseppina La Delfa, madre, insieme alla sua compagna, di una bambina di sette anni. "Momenti come questi sono occasioni in cui i più vecchi di noi possono trasmettere le proprie esperienze alle coppie più giovani, ai nuovi genitori". Le famiglie iscritte sono circa trecento, con una prevalenza lombarda e romana, ma stanno crescendo in maniera esponenziale e ogni anno ci sono nuove storie da condividere e raccontare, nuove realtà che arrivano in cerca di consigli o consulenze.

La realtà delle famiglie arcobaleno si può catalogare in due grandi sottoinsiemi. Ci sono persone che hanno avuto figli da matrimoni precedenti alle nuove unioni. Come per esempio Federica, un'infermiera di 35 anni. Prima di innamorarsi di Cecilia e decidere di costruire una nuova famiglia insieme a lei era sposata con una figlia. "All'inizio, per il fatto di essermi messa con una donna, venivo messa in discussione come madre dalle persone che mi conoscevano prima" racconta. Momenti difficili, risolti però, dopo i traumi di ogni separazione, con un divorzio consensuale. Oggi la bambina, di otto anni, vive con Federica e Cecilia e vede regolarmente il padre. Ci si organizza, tra tutti e tre, per chi deve andare a prenderla a scuola. Come accade in tutte le famiglie allargate esistenti in Italia. Un finale positivo che però non sempre si realizza. "La grande paura di molti" spiega La Delfa "è che in fase di divorzio qualcuno cerchi di portare l'omosessualità in tribunale per strappare l'affidamento dei figli e di trovarsi davanti a un giudice omofobo. Situazioni sempre più rare, anche perché è ormai assodato a livello scientifico che l'omosessualità non ha nulla a che fare con la capacità di essere un buon genitore".

Più complessi invece i casi come quelli di Gianfranco e Tommaso. Entrambi insegnanti sui 40 anni, hanno deciso di avere un figlio. Decisione presa non a cuor leggero e, come succede in ogni coppia, nata dopo discussioni, incertezze, dubbi ed entusiasmi. Sono andati in California, dove Nancy, una donna conosciuta tramite un'agenzia, ha portato avanti una cosidetta "surrogacy", una gestazione per altri. Un'esperienza andata talmente bene che dopo due anni Gianfranco e Tommaso hanno replicato e oggi sono padri felici di una bambina di 4 e di un bambino di 2 anni. Da un punto di vista strettamente biologico sono entrambi genitori di uno dei due bambini, ma nella realtà si sentono padri di entrambi. "Se avessimo voluto, in Californa sull'atto di nascita ci saremmo potuti fare mettere entrambi come genitori, ma tornando in Italia avremmo rischiato di vedercelo rifiutato come atto incongruo" spiega Gianfranco.

Nella quotidianità la loro vita è tranquilla, come quasi tutte famiglie arcobaleno. Ma la paura è per il futuro. Per lo stato la loro unione non esiste, il loro essere padri è qualcosa di non previsto. "Se uno di noi dovesse morire" spiega Gianfranco "uno dei nostri figli risulterebbe orfano. Per lo Stato io, nei confronti di mio figlio, sono un completo estraneo". Una situazione tragica, che fino ad oggi non si è mai verificata tra i membri dell'associazione, ma che aleggia come un'ombra nera nel novero delle possibilità. In un caso come questo bisogna rivolgersi al tribunale dei minori per chiedere l'affido, ma non esistendo neanche la possibilità di certificare la genitorialità, ci si trova a dover affrontare un mostro di burocrazia e sentenze dal quale non si sa come se ne uscirà.

L'associazione delle famiglie Arcobaleno una soluzione per uscire da questo impasse ce l'avrebbe anche. Chiusa nei cassetti di Montecitorio da due anni esiste una proposta di legge firmata da Paola Concia sulla condivisione della responsabilità genitoriale. "Non ha niente a che fare con pacs o matrimonio" spiega Giuseppina La Delfa "e solo una norma che aiuterebbe a tutelare i nostri figli: un genitore semplicemente dichiara di volere condividere con un altro individuo la responsabilità di essere genitore. Noi non chiediamo nulla per noi, chiediamo soltano di togliere una serie di ingiustizie che colpiscono i nostri figli: si va dall'esclusione dell'eredità di uno dei due genitori (e dei nonni), fino al diritto diritto a chiedere giorni di malattia. Se io e mia figlia abbiamo l'influenza, per esempio, la mia compagna è costretta a chiedere le ferie".

Eppure la politica sull'omogenitorialità preferisce fare finta di niente, nel migliore dei casi, o chiudersi pregiudizialmente nei peggiori. "Chi ci dovrebbe difendere e garantire i nostri diritti ha invece istituzionalizzato la denigrazione e l'omofobia" si arrabbia La Delfa. Una chiusura che però è solo della politica. Scuola, tribunali e ogni altra estensione dello stato, quando si trova di fronte la realtà delle famiglie arcobaleno, reagisce con buonsenso e civiltà. A testimoniare che forse, il cosidetto paese reale, su molti temi è molto più avanti della sua rappresentanza politica.

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