Minacce alla Marcegaglia, la difesa del Giornale

Cronaca
Il direttore de Il Gironale Vittorio Feltri fa il gesto delle manette davanti l'ingresso della redazione questa mattina, 7 ottobre 2010, a Milano.
ANSA/MATTEO BAZZI

Il quotidiano milanese risponde alle accuse secondo cui i suoi giornalisti avrebbero ricattato la presidente di Confindustria con un dossier. Feltri: "Ci ha rotto i co...ni", il vicedirettore Porro: "Le mie erano frasi scherzose"


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Alessandro Sallusti, Vittorio Feltri e Nicola Porro, rispettivamente direttore responsabile, direttore editoriale e vicedirettore del Giornale hanno risposto in una conferenza stampa alle accuse della procura di Napoli, secondo cui i giornalisti avrebbero minacciato Emma Marcegaglia con un dossier scomodo per convincerla a ritrattare alcune frasi critiche verso il governo.

Nei giorni scorsi Sallusti aveva scritto che i giornalisti del quotidiano erano intercettati da due procure, ha spiegato oggi di non sapere qual è l'altra oltre a quella di Napoli. "Abbiamo una fonte - ha detto - che ci ha dato questa notizia. Evidentemente la procura del sud era quella di Napoli, ma quella del nord non so quale sia". Il direttore editoriale Feltri ha rivelato un interessamento il 16 settembre mattina da parte di Fedele Confalonieri che voleva sapere se corrispondeva al vero la preoccupazione del presidente di Confindustria su un'inchiesta nei suoi confronti da parte del quotidiano. Feltri ha ricordato che Confalonieri gli ha chiesto se il Giornale stava organizzando una "campagna a tappeto". "Io - ha spiegato Feltri - non ne sapevo nulla. Sallusti mi aveva riferito dello scherzo fatto da Porro ad Arpisella. Io ho pensato 'ma che pirla Porro che si diverte a fare queste cose'. A Confalonieri ho detto che il Giornale non voleva fare nulla contro la Marcegaglia. Lui non ha esercitato pressioni, la sua telefonata era volta solo ad avere informazioni".

Feltri ha poi scherzato sulla presunta attività di dossieraggio che avrebbe avuto come scopo quello di avere un'intervista dal presidente di Confindustria. "La Marcegaglia - ha detto - parla ogni due minuti alla televisione e ci ha fatto venire il latte alle ginocchia. Anzi, se permettete, ci ha anche rotto i coglioni. Quando ero direttore non me ne fregava niente di intervistarla, e penso di interpretare il pensiero di Sallusti e cioè che anche a lui non interessa una sua intervista".

Il Cdr del quotidiano ha definito l'iniziativa della Procura di Napoli "un violento attacco alla libertà e all'indipendenza del Giornale e dei suoi giornalisti". Sallusti ho inoltre parlato di "due pesi e due misure" tra il trattamento riservato alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e quello riservato al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e al presidente del Senato, Renato Schifani. "Anche Berlusconi e Schifani - ha spiegato Sallusti - gridano ai quattro venti di sentirsi minacciati. Schifani ripete di sentirsi minacciato dall'inchiesta de Il Fatto. Mi chiedo, anche se non lo auguro ai colleghi de Il Fatto, perché la magistratura non va a perquisire la loro redazione e invece viene a perquisire la nostra perché la Marcegaglia dice di essere minacciata".

Sallusti si è anche detto convinto che il capo ufficio stampa di Emma Marcegaglia abbia travisato le telefonate del suo vice Nicola Porro. "Arpisella - ha spiegato Sallusti - ha evidentemente travisato. Forse in quelle telefonate non ha riconosciuto il codice abituale di linguaggio che aveva con Porro, altrimenti non si spiega niente. Io gli do la buona fede. Sono convinto che ha travisato. Si è parlato che avremmo scatenato i segugi a Mantova per la Marcegaglia. Ma è provato che a Mantova non abbiamo mandato alcun inviato". Per il direttore del Giornale, il pm di Napoli Henry John Woodcock sia risentito con il quotidiano per un articolo dal titolo "Il pm delle cause perse" pubblicato in occasione dell'assoluzione di Vittorio Emanuele. "Il magistrato - ha proseguito Sallusti - è abituato a fare inchieste sui cosiddetti vip. In questa circostanza forse ha pensato che trattandosi del Giornale poteva indagare me che sono sempre in televisione e così anche Porro". Voglio precisare - ha concluso - che oltre alle perquisizioni un perito informatico ha fisicamente smontato il mio computer e copiato tutti i dischi rigidi dove sono contenute informazioni anche sulla mia vita privata e sensibili sulla vita del Giornale. Credo che una cosa del genere non sia mai accaduta in nessun giornale, tra l'altro per un'ipotesi di reato ridicola come quella che ci viene contestata''.

"Con Arpisella era solo un cazzeggio", ha spiegato Porro riguardo alle sue telefonate al responsabile dell'ufficio stampa della presidente di Confindustria nelle quali ha minacciato di "spostare i segugi da Montecarlo a Mantova" affinchè la presidente cambiasse la sua posizione sulla politica del governo. "Mi dispiace - ha continuato Porro - per ciò che è accaduto. Mi dispiace per la mia famiglia, per i miei figli, per il Giornale, ma anche per me, perché è evidente che anche quando la questione sarà definita qualcuno potrà sempre dire che io ho fatto dossieraggio. Arpisella lo conosco da tanti anni e lo sento più volte al mese come tutti i giornalisti che, come me, fanno economia. Tra noi c'è una confidenza nel parlare e nello scherzare, ma io non ho fatto alcuna minaccia. È vero, le frasi che sono state riportate e che voi conoscete le ho dette tutte ma, ribadisco, era uno scherzo, era un cazzeggio. Era un normale rapporto dialettico tra un giornalista e l'ufficio stampa". Porro ha quindi ricordato di aver riferito dei colloqui con Arpisella anche al direttore Alessandro Sallusti: "Davanti alla macchinetta del caffè ho detto ad Alessandro di aver parlato con Arpisella e di avergli detto che gli facevamo il culo".

Il vicedirettore si è detto stupefatto per il fatto che il capo dell'ufficio stampa del presidente di Confindustria abbia "travisato" le sue telefonate: "Se qualcuno - ha precisato - ha pensato che si trattasse di una minaccia ha capito male. Se è così, comunque io mi scuso". Porro ha quindi detto di non aver sentito Arpisella dopo le perquisizioni di questa mattina: "Le telefonate che ho fatto sono state poco opportune. Io comunque non ho sentito Arpisella e posso dirvi di aver anche cancellato il suo numero perché il suo aiuto in questi anni è stato zero". Porro ha quindi ricordato che da anni la sua posizione nei confronti di Confindustria è sempre stata "articolata". "Basta leggere anche sul mio blog - ha aggiunto - per vedere come la mia posizione di critica alla Confindustria risale nel tempo, a cominciare dalla quotazione del Sole 24 Ore".

I video della conferenza stampa:

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