Perché l'Amazzonia brucia: le cause degli incendi

Ambiente

L’aumento dei roghi nella foresta brasiliana che si estende anche in altri Paesi sudamericani ha alla base una serie di fattori. Dal cambiamento climatico all’innesco volontario delle fiamme, dietro c’è spesso la mano dell’uomo

L’arrivo della stagione secca, la mano di agricoltori, allevatori, ma anche di grandi imprese zootecniche e agro-industriali che appiccano le fiamme deliberatamente in terreni e pascoli, il riscaldamento globale e la deforestazione. L’Amazzonia brucia e diverse sono le cause citate dagli esperti, spesso in correlazione l’una con l’altra. L’allarme su quello che viene da molti definito il polmone della Terra è partito da quando l’Inpe, l’istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile, ha diffuso i dati sull’aumento degli incendi nel 2019 che riguardano tutto il Paese e in particolare alcuni dei nove Stati brasiliani ricoperti dalla foresta, che tocca anche altri Paesi del Sudamerica. Critiche da diverse parti del mondo sono giunte al presidente del Brasile Jair Bolsonaro per le sue politiche ambientali. (L'APPELLO SOCIAL DELLE STAR - TRUMP: USA PRONTI A INTERVENIRE - LE CRITICHE A BOLSONARO - LE IMMAGINI DALL'ALTO).

La Nasa: “Molte persone usano il fuoco per i terreni”

La responsabilità dell’uomo ma anche l’arrivo della stagione secca vengono citate dalla Nasa tra le cause dei roghi in Amazzonia in un report sui numerosi incendi che si sono verificati negli stati di Rondônia, Amazonas, Pará e Mato Grosso l'11 agosto e il 13 agosto 2019. “Nella regione amazzonica - spiega la Nasa - gli incendi sono rari per gran parte dell'anno perché il tempo umido impedisce loro di iniziare e diffondersi. Tuttavia, a luglio e agosto, l'attività in genere aumenta a causa dell'arrivo della stagione secca. Molte persone usano il fuoco per mantenere terreni agricoli e pascoli o per sgombrare la terra per altri scopi. In genere, l'attività raggiunge un picco all'inizio di settembre e si ferma principalmente a novembre”.

La Nooa: “L’Amazzonia non riesce più a trattenere l’umidità”

La Nooa, agenzia federale statunitense che si interessa di oceanografia, meteorologia e climatologia, attribuisce le cause degli incendi in Amazzonia a “una combinazione di siccità e attività umana collegate a un aumento della deforestazione e al cambiamento climatico innescato dall’uomo”. L’ente americano fa notare che “per gran parte della sua storia, la foresta pluviale amazzonica è stata relativamente resistente al fuoco grazie alla sua naturale umidità”, ma che di recente l’area ha vissuto tre grandi siccità nel 2005, nel 2010 e nel 2015-2016. Così l’Amazzonia ha perso quel tetto fatto di alberi, non riuscendo più a trattenere l’umidità.

L’Inpe: “Accendere un fuoco è opera dell’uomo”

L'agenzia spaziale brasiliana Inpe rimarca la responsabilità dell’uomo, affermando che il gran numero di incendi non può essere attribuito solo alla stagione secca o ai fenomeni naturali. "Non c'è nulla di anormale nel clima di quest'anno o nelle precipitazioni nella regione amazzonica, che è solo un po 'al di sotto della media", ha detto alla Reuters il ricercatore dell’Inpe Alberto Setzer. "La stagione secca crea le condizioni favorevoli per l'uso e la diffusione del fuoco, ma accendere un fuoco è opera dell’uomo, deliberatamente o per caso", ha aggiunto Setzer.

L’Ispra: “La responsabilità delle grandi imprese”

Anche l’Ispra, istituto superiore italiano per la protezione e la ricerca ambientale, si è interrogato sui roghi in Amazzonia, ponendo l’accento sulla matrice umana delle fiamme. “Gli incendi - afferma l’Ispra - come hanno testimoniato le istituzioni di ricerca e le organizzazioni non governative che operano in Amazzonia, tra cui IPAM, sono intenzionali.  La responsabilità è attribuita agli agricoltori e alle grandi imprese zootecniche e agro-industriali, che usano il metodo ‘taglia e brucia’ per liberare la terra, non solo dalla vegetazione, ma anche dalle popolazioni locali e indigene”. L’Ispra spiega che gli alberi vengono tagliati nei mesi di luglio e agosto e che l’allevamento del bestiame è responsabile dell’80% della deforestazione in corso nella foresta pluviale amazzonica. “Una parte significativa dell’offerta globale di carne bovina  compresa gran parte dell’offerta di carne in scatola in Europa - sostiene l’Ispra - proviene da terreni che un tempo erano la foresta pluviale amazzonica”.

Ambiente: I più letti