Agricoltura biologica, cos'è e come funziona in Italia

Ambiente

Alessandra Carboni

L'agricoltura biologica è sempre più diffusa, anche nel nostro Paese. Ma in cosa consiste esattamente e come è regolamentata?

Lavorare i campi scegliendo l’agricoltura biologica di fatto significa scegliere di coltivare il terreno in base ai cicli naturali delle colture. Si tratta di una scelta che in questi ultimi anni si sta diffondendo sempre più, perché considerata un metodo più equilibrato e rispettoso dei cicli di vita naturali e anche di minore impatto ambientale. Vediamo come funziona e quali sono i criteri per poter definire “biologica” una coltivazione. 

Il regolamento Europeo e suoi risvolti

Questo sistema di produzione agricola è disciplinato dai regolamenti della Comunità Europea n. 834/2007 e n. 889/2008. La concimazione non avviene tramite prodotti chimici di sintesi, vengono utilizzati fertilizzanti naturali e non si utilizzano OGM. L’agricoltura biologica ricorre a pratiche e tecniche tradizionali che difendono la biodiversità, come per esempio la rotazione delle colture, una scelta adeguata delle varietà da coltivare, la selezione di specie resistenti alle malattie o la coltivazione contemporanea di piante diverse che si proteggono l’una dai parassiti dell’altra.

In base al regolamento CE n. 834/2007 sulle norme per la produzione biologica per l’Unione Europea, l’agricoltura biologica è definita come “un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali”.

Se da un lato quindi le produzioni bio sono la risposta a quella parte di consumatori che chiedono che sul mercato vi siano prodotti biologici, dall’altro questi sistemi di produzione rappresentano anche una maggiore tutela per l’ambiente, nonché per le campagne e gli animali degli allevamenti.

Logo, controllo e certificazione bio

Da luglio 2010 i prodotti di origine biologica devono riportare l'etichetta “Euro-leaf”, ovvero il logo europeo obbligatorio che aiuta a riconoscere questa categoria di prodotti. Affinché un prodotto possa essere certificato con il logo bio, devono essere soddisfatti determinati requisiti: almeno il  95 per cento degli ingredienti devono derivare da agricoltura biologica, il prodotto deve portare il nome del suo produttore/preparatore/venditore e deve essere conforme alle regole del sistema di controllo e certificazione, deve essere presente il codice dell’organismo di certificazione che ha controllato l’ultima operazione prima della vendita. Questo sistema di etichettatura vuole assicurare al consumatore che quello che acquisterà è stato ottenuto in base alla regolamentazione europea sull'agricoltura biologica. 

Tutti gli operatori della filiera - dagli agricoltori agli importatori - che vogliono commercializzare i loro prodotti utilizzando la dicitura o i riferimenti al biologico devono rispettare la normativa specifica. Al fine di controllare che tutti rispettino tale regolamentazione e certificare quindi che i requisiti europei siano soddisfatti, è stato istituito un sistema di controllo per cui almeno una volta all’anno ciascuno di loro viene sottoposto a ispezioni da parte delle specifiche autorità di vigilanza.

La situazione in Italia

Secondo i dati raccolti dal Sinab (Sistema di Informazione Nazionale sull'Agricoltura Biologica), nel 2018 le coltivazioni bio in Italia sono cresciute del 3 per cento rispetto al 2017, con circa 49 mila ettari coltivati in più per un totale di circa 2 milioni di ettari di colture biologiche. La crescita ha riguardato anche i soggetti coinvolti, che rispetto all'anno precedente sono aumentati del 4 per cento arrivando a 79 mila unità.

I dati del Sinab rivelano inoltre che dal 2010 a oggi i terreni dedicati alle coltivazioni bio sono aumentati di oltre il 75 per cento, e il numero degli operatori del 65 per cento. Nel 2018 la superficie biologica in Italia era il 15,5 per cento della superficie agricola utilizzata nazionale: un dato molto interessante, se si pensa che la media europea del 2017 era del 7 per cento.

Si apprende infine dal report che nel nostro Paese la maggior parte della superficie bio è coltivata nelle regioni del Sud (circa il  64 per cento), seguite poi dalle regioni del Centro con il 21 per cento e in coda troviamo quelle del Nord con il 15 per cento. Il maggior numero di operatori si trova anch’esso nelle regioni meridionali e nelle isole, con circa il 60 per cento dei produttori e il 41 per cento dei trasformatori. Sicilia, Calabria e Puglia, detengono il primato sia per numero di operatori presenti sul territorio che per superficie coltivata.

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