Il Vaticano e la questione ecologica: "È peccato contro il Creato e il Creatore"

Ambiente
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Lo sottolinea con forza il Documento della Commissione Teologica Internazionale "Prendersi cura della nostra Casa comune" che invita a una "risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario". La questione ecologica è una questione teologica: il modo in cui ci si prende cura del Creato rivela e struttura il rapporto con Dio, si sottolinea nel testo nel quale si osserva l'"allarmante deterioramento dell'ambiente"

"Oggi è urgente ascoltare il grido sconvolgente della terra", "tragicamente legato al grido dei poveri". Lo sottolinea con forza il Documento della Commissione Teologica Internazionale "Prendersi cura della nostra Casa comune" che invita a una "risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario". La questione ecologica è una questione teologica: il modo in cui ci si prende cura del Creato rivela e struttura il rapporto con Dio, si sottolinea nel testo nel quale si osserva l'"allarmante deterioramento dell'ambiente". Occorre quindi un'azione urgente per la sostenibilità del pianeta perché "niente e nessuno è una monade assoluta. Tutto è interrelazionato. Dipendiamo tutti gli uni dagli altri e dal tutto nel suo insieme", "la crisi antropocenica di cui oggi siamo testimoni deriva dal deterioramento dell'ecosistema in cui viviamo, che altera l'equilibrio relazionale dell'unica comunità che sostiene la vita sul pianeta Terra". "Oggi è urgente ascoltare il grido sconvolgente della terra: nella voce degli oceani e dei fiumi che si ammalano, delle specie vegetali e animali che scompaiono o stanno per farlo, delle foreste che sono dissanguate, dei ghiacciai e dei ghiacci polari che si estinguono. Il grido della terra è tragicamente legato al grido dei poveri, che sono coloro che soffrono maggiormente le conseguenze del maltrattamento del pianeta, insieme ai tanti morti per gli effetti del peccato contro il creato". 

"Il Creato, ci nutre e ci sostiene"

"Non possiamo più non ascoltare il grido dell'Amazzonia, insieme a quello delle tante regioni della terra dove il creato e i poveri gemono e piangono, rendendoci conto di come la loro esistenza ancestrale si stia degradando in modo accelerato e la loro capacità di illuminare e sostenere la vita sia seriamente in pericolo di scomparire per sempre. Il creato, che ci nutre e ci sostiene, si lamenta dolorante e angosciato, ascolteremo il suo grido? Un grido che si è fatto più forte e invoca la liberazione del creato grazie all'azione dei figli di Dio".

Il documento

Il documento è suddiviso in tre capitoli ed è il frutto di riflessioni svoltesi tra il 2022 e il 2025. Pubblicato ieri con l'autorizzazione del Papa, il testo cerca di rispondere, in ottica cristiana, alla "crisi ecologica e sociale", "miope e suicida" in cui è caduta l'umanità. L'assunto iniziale è la "triplice mutazione" che ha portato, negli anni, a perdere la spontanea percezione della natura come creazione di Dio; all'affermarsi di una visione sempre più antropocentrica e predatrice nel rapporto tra uomo e Creato; e al dilagare di una crisi planetaria. Nel testo si rimarca "l'impronta non solo divina, ma anche trinitaria" presente nel Creato, illustrata attraverso l'insegnamento di quattro Santi Dottori della Chiesa: Agostino di Ippona, Ildegarda di Bingen, Bonaventura da Bagnoregio e Tommaso d'Aquino. E nel documento si sviluppa anche il dialogo con alcune visioni scientifiche e filosofiche del cosmo (ad esempio immanentismo, panteismo, soprannaturalismo), illustrando come la fede nel Dio creatore offra qualcosa che la scienza non riesce a dare, pur indagando "legittimamente" le prime fasi dell'universo. Se infatti la cosmologia riflette su come è nato il mondo, la fede ne spiega il perché: Dio dà origine metafisica, non semplicemente fisica, all'universo, e chiama liberamente all'esistenza ciò che di per sé non esisterebbe. Il secondo capitolo "L'essere umano nella Casa comune" si apre con una riflessione sull'uomo creato a "immagine e somiglianza di Dio", il che offre lo spunto per ribadire che le differenze - di etnia, genere, cultura, status sociale o economico - non implicano in alcun modo una gradazione gerarchica. Il loro utilizzo per discriminare o sottomettere l'altro si allontana dal disegno di Dio. Il documento rimarca poi l'importanza del "principio sabbatico" il quale, un giorno a settimana, consente alla Terra di riposarsi nel rispetto dei ritmi originari, e all'umanità di rendere grazie al Signore con la preghiera. Tale principio insegna anche ad "avere uno sguardo disinteressato, liberato dall'appetito di possedere, dominare o aggredire". 

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