La startup trentina crea "digital twin" delle foreste usando droni e satelliti. Un modello innovativo che combatte il greenwashing, aiuta le aziende a compensare le emissioni e protegge le infrastrutture
L’Italia è stata artefice di una svolta decisiva nella finanza verde con l’istituzione del Registro nazionale dei crediti di carbonio volontari. Questo strumento permette alle aziende di compensare le proprie emissioni di CO2, acquistando crediti legati alla capacità delle foreste di immagazzinare anidride carbonica. Il meccanismo trasforma la sostenibilità in risorse concrete: il denaro investito finanzia la manutenzione a lungo termine, la riforestazione e la prevenzione degli incendi. In questo scenario, tuttavia, emerge una sfida cruciale: come verificare che questi crediti esistano davvero, non vengano venduti a più soggetti e mantengano il loro valore nel tempo? A dare una risposta è Ruma, una startup innovativa insediata in Progetto Manifattura, l'hub green di Trentino Sviluppo a Rovereto.
La tecnologia al servizio delle foreste
Per garantire la massima trasparenza e combattere il rischio di greenwashing, Ruma ha sviluppato un sistema integrato che unisce analisi delle immagini satellitari, droni e ispezioni sul campo. Attraverso la piattaforma EcoSense, la startup è in grado di calcolare con precisione millimetrica la biomassa di ogni singola area verde. I dati raccolti non servono solo a misurare lo stato attuale degli alberi, ma permettono di creare un vero e proprio gemello digitale (digital twin) del bosco. Grazie alla partnership con Habitech, Ruma certifica quanti crediti di carbonio corrispondono a ogni tratto di foresta, monitorando variabili critiche come l'età delle piante e il rischio incendi. Inoltre, il gemello digitale consente di controllare la crescita della vegetazione, evitando che rami o tronchi possano danneggiare infrastrutture strategiche come linee ferroviarie, autostrade e tralicci elettrici.
Un ponte tra proprietari e imprese
"Il nostro modello di business si interfaccia sia a monte che a valle della filiera", spiega Angelica Pianegonda, Ceo di Ruma. "Da un lato consentiamo ai proprietari terrieri, pubblici o privati, di conoscere in modo approfondito la salute delle loro piante e di valorizzarle economicamente. Dall'altro, garantiamo alle aziende acquirenti che i crediti siano permanenti nel tempo". Si tratta di un fattore tutt'altro che secondario: i progetti legati ai crediti di carbonio volontari richiedono infatti una durata minima di 20 anni. Gli algoritmi di Ruma sono in grado di stimare non solo lo stoccaggio attuale di CO2, ma anche lo sviluppo futuro della foresta su base ventennale.
Dalla ricerca di laboratorio al mercato
Ruma nasce nel 2022 come spin-off di Saturn, un progetto di ricerca finanziato dallo European Institute of Innovation and Technology (EIT) e guidato dalla Fondazione Edmund Mach, in collaborazione con l’Università di Trento. Il team dei fondatori unisce competenze accademiche e tecniche: accanto a Pianegonda (architetto ed esperta di paesaggio) ci sono Francesco Geri (sviluppatore software ambientale) e i docenti universitari Sara Favargiotti e Marco Ciolli. A consolidare la struttura societaria è arrivato nel 2024 l'ingresso dell'acceleratore green Spreentech Ventures. La spinta per la nascita della startup è arrivata da un dato paradossale emerso durante le ricerche: nonostante il Trentino sia coperto per il 63% da aree naturali, la popolazione consuma molte più risorse di quante la natura riesca a rigenerare. Da qui l'intuizione di digitalizzare il patrimonio boschivo, rendendo Ruma l'unico partner italiano capace di monitorare contemporaneamente sia la compravendita dei crediti sia la salute biologica dei polmoni verdi.